L'isola scolpita

Di Donato Altomare
Edizioni della Vigna 2010
€. 8,50.

Il tesoro della Grancia

Di Donato Altomare
BESA editore
€. 12,00.

Può sembrare strano che, dopo aver pubblicato sullo scorso numero di “Continuum” una recensione cumulativa di ben tre volumi di Donato Altomare, stavolta io ritorni a recensire altri due libri dello stesso autore. Una ragione è che, dopo la comparsa della recensione sul numero scorso, Altromare ha avuto la gentilezza di farmi avere altri due suoi libri, che ho letto con grande avidità, e se poi pensate che l'altro libro la cui recensione trovate in questo numero di “Continuum” mi è venuto a costare la bellezza di non più di €. 1,00, vedrete che a saperci fare un po', la cultura non è ancora diventata il lusso che taluni pensano neppure in questi tempi di crisi.

Ma vediamoli, questi due libri.

L'isola scolpita è un romanzo singolare, appartenente al fantastico, ma che sarebbe impossibile classificare come fantascienza, fantasy o altro. La storia si basa su di un'idea assolutamente originale (e questo lasciatelo dire a uno che è anch'egli autore e sa benissimo, a quasi novant'anni dall'esordio della fantascienza come genere codificato, quanto sia difficile inventare storie davvero originali) in bilico tra il fantastico e la metafisica.

Antonio è un giovane giornalista free-lance che si reca in un remoto paesino sulle coste siciliane nel tentativo di fare lo scoop della sua vita; qui, infatti lo attende un intrigante mistero: periodicamente, con cadenza prevedibile, emerge per poi tornare a sprofondare nei flutti con cadenza altrettanto regolare, un'isola la cui superficie appare interamente scolpita di statue di tutte le dimensioni, un ciclo scultoreo che sembrerebbe più che rappresentare, contenere l'intera storia dell'umanità, di tutti, dalle vicende più grandiose a quelle più minute e quotidiane, ma che nessuna mano umana parrebbe aver mai scolpito.

Molto prima di riuscire a sbarcare sull'isola, Antonio si accorge di essere circondato da una torma di strani personaggi, nessuno dei quali pare essere ciò che sembra a prima vista, e qualcuno o qualcosa tenta ripetutamente di ucciderlo, qualcuno o qualcosa che non ha proprio nulla di umano. Poco per volta, Antonio si rende conto che è in corso una lotta di dimensioni epiche fra il Bene e il Male, una lotta dal cui esito dipende – alla lettera – il destino stesso dell'umanità, e che lui stesso potrebbe essere l'ago della bilancia di questo conflitto. Raggiunta infine l'isola, vi troverà, oltre alla verità su se stesso, la soluzione – assolutamente inaspettata – che mi guardo bene dal rivelarvi.

Nonostante superi di poco il centinaio di pagine, L'isola scolpita rivela una concezione grandiosa, impregnata di echi di tutta la tradizione fantastica e dal sapore mitologico, un Donato Altomare nella sua forma migliore.

Il tesoro della Grancia che reca come sottotitolo E altre storie lucane è invece un'antologia di racconti che l'autore ci presenta come leggende paesane, ma sulle quali, ammesso che abbiano una base effettiva nelle tradizioni locali, deve aver lavorato parecchio alla sua maniera. Undici storie di briganti-eroi popolari dei tempi della rivolta seguente all'unificazione risorgimentale, di tesori nascosti, di vecchi contadini che invecchiati in solitudine, hanno maturato una profonda comprensione e uno strano rapporto coi luoghi della loro esistenza, di miracoli e di magie, dove, come nella tradizione popolare, il quotidiano trapassa con disinvoltura nel soprannaturale.

Alcuni di questi racconti si cimentano con tematiche piuttosto classiche: il vampirismo in La notte dell'assunta, la licantropia in La bestia. In un caso c'è una dislocazione temporale (poca cosa, in confronto all'abuso che ne ha fatto Alessandro Fambrini in Le strade che non esistono): una giovane coppia dei nostri giorni finisce sbalzata indietro nel tempo all'epoca del brigantaggio, e naturalmente sono del tutto ignari che il ragazzo ha una sciagurata somiglianza con un brigante ricercato, Ninco Nanco (che dà il titolo al racconto) e ignora di esserne un discendente.

In altri casi (e qui si direbbe che Donato si diverta a sfidare la nostra credulità o la nostra incredulità raccontando la storia in prima persona), abbiamo incontri straordinari, fuori dal tempo e dallo spazio, come ad esempio con il leggendario capo brigante Carmine Crocco o con il suo fantasma rimasto a guardia del suo tesoro nascosto, il tesoro della Grancia che dà il titolo al racconto omonimo e all'antologia, oppure nientemeno che con Santa Lucia, che il nostro Donato avrebbe incontrato nella penombra di una chiesa in quel di Atella.

A Maratea è possibile trovare nientemeno che il bastone di Dio (anch'esso dà il titolo all'omonimo racconto), un bastone lavorato con il pomolo a testa di cavallo, ma che all'occasione può anche trasformarsi in un cavallo vero per portare aiuto in una situazione disperata.

Racconti che sono tutti espressione dell'amore profondo di Donato per il sud e per la sua gente, ma letterariamente difficili da classificare; forse qui il nostro amico dimostra una propensione eccessiva a credere nel soprannaturale e a dare per buona qualunque cosa abbia a che fare con queste tematiche, ma concediamogli che l'arte dello scrittore fantastico è proprio quella di raccontare l'incredibile come se fosse verosimile.

Io direi che anche in queste due prove “minori”, Donato Altomare si conferma un autore ricco di fantasia e di inventive, quelle stesse qualità di cui oggi la fantascienza sembra avere un bisogno disperato, e che non a caso, l'hanno portato l'ultimo Italcon a portarsi a casa il Premio Italia, sia nella categoria del romanzo di fantascienza, sia in quella del romanzo di fantasy.


 

Fabio Calabrese

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