Star Trek

Monsters

di Gareth Edwards
(Regno Unito 2010)

 

La Giuria dell’11° Festival di Science plus Fiction svoltosi a Trieste dal 10 al 13 novembre 2011 ha assegnato il primo premio assoluto “Asteroide” al film Monsters di Gareth Edwards, una produzione inglese indipendente che tratteggia un’invasione di mostri tentacolati provenienti dagli spazi siderali. Come dite? Si tratta di roba già vista e stravista? Sarà anche vero, ma il modo in cui il giovane regista, qui al suo primo lungometraggio, si è accostato alla materia è assolutamente originale. Intanto è perfettamente vero che a partire dal lontano 1972 (l’anno del “Pioneer 10”) sono state lanciate numerose sonde spaziali verso i pianeti esterni del sistema solare. La più famosa è la “Galileo”. Partita nel 1989, essa ha raggiunto Giove appena nel 1995, ha attraversato quasi indenne la parte più sottile della sua atmosfera e quindi ha iniziato ad orbitare attorno ai suoi satelliti giganti. E’ proprio dalla “Galileo” che è giunta la conferma che sotto la superficie di Europa, uno dei satelliti più grandi, probabilmente si nasconde un gigantesco oceano di acqua allo stato liquido, che potrebbe ospitare anche delle forme di vita. Esaurito il suo compito, la sonda “Galileo” è stata fatta inabissare su Giove nel 2003, almeno così ci hanno raccontato. Ma…e se non fosse vero? Se invece la “Galileo” o magari qualche altro veicolo spaziale telecomandato fosse stato programmato per posarsi sulla superficie di Europa, prelevare dei campioni e poi riprendere il viaggio verso la Terra? Il film di Gareth Edwards ci trasporta in un futuro abbastanza vicino a noi dove ormai è avvenuto l’irreparabile. Una sonda spaziale proveniente da Giove si è schiantata nel Messico provocando la fuoruscita di spore aliene che si sono sviluppate a dismisura in forme gigantesche e mostruose, spesso letali per gli esseri umani. La popolazione messicana povera in canna convive con i mostri in maniera precaria, mentre gli USA si sono isolati ed al confine con il Messico hanno costruito un muro di cemento alto venti metri e lungo centinaia di chilometri. Al confronto la stessa Muraglia Cinese diventa una sciocchezza. Naturalmente la zona infetta diventa un paradiso per quei cinici giornalisti “freelance” che non hanno paura di rischiare la propria vita per fare un sacco di soldi. Dopo una premessa di stampo documentaristico-guerresco, il film passa a raccontare le vicende di Andrew Caulder (Scott McNairy) un reporter televisivo in cerca di sensazioni “forti” che si lamenta continuamente per non essere riuscito ad incontrare nessun mostro alieno, almeno finora. Come si vedrà in seguito, i suoi desideri verranno ampiamente esauditi, al di là delle sue più rosee aspettative. Ad un certo punto Andrew riceve una telefonata dal suo datore di lavoro negli USA, il quale gli impone di prelevare e scortare al sicuro oltre confine Samantha Wynden (Whitney Able), la figlia di un grosso industriale americano rimasta bloccata durante un viaggio turistico in Messico. Il giornalista prima rifiuta categoricamente, poi nicchia e scalpita, ma alla fine non può evitare di assumersi l’incarico. Il loro primo incontro non sarà precisamente un appuntamento d’amore. La ragazza è molto bella ed intelligente, e non sembra per nulla la solita ricca ereditiera viziata, ma Andrew vorrebbe solo disfarsene al più presto, e ritornare al suo lavoro.

Come succede spesso in questo tipo di film, il loro viaggio sarà funestato da una serie di incredibili disgrazie. Prima verranno scippati di tutto il denaro, poi perderanno l’ultimo traghetto della stagione verso la zona sicura, ed infine dovranno compiere un viaggio pericolosissimo attraverso la giungla piena di aggressivi mostri alieni prima per poter giungere in vista dell’agognato confine USA, dove però li attenderà un’amara sorpresa. Mi fermo qui nella descrizione della trama per non tediare ulteriormente i lettori, e passo a delle considerazioni più generali. Secondo me Monsters è un film che ha delle ambizioni artistiche molto superiori ai soliti prodotti di SF di serie B. Intanto per la citazione continua e forse eccessiva del capolavoro di Francis Ford Coppola Apocalypse Now (1979), non solo per la musica di Wagner che si sente echeggiare all’inizio nei carri armati che vanno ad attaccare le creature aliene, ma per tutto il viaggio che i due protagonisti devono compiere a bordo di scassatissime imbarcazioni lungo corsi d’acqua silenziosi e pieni di minaccia. La presenza di creature gigantesche e pericolose che non si vedono mai, almeno nella prima parte, è scandita dalle loro grida raccapriccianti e dal rumore di rami spezzati che fanno nel muoversi. Quando alla fine si paleseranno, sarà in modo catastrofico. Niente “happy end” nel film di Gareth Edwards, ma una serrata critica alla politica estera USA. In effetti il film in questione è tutto dalla parte dei messicani e gli Stati Uniti se ne escono con le ossa rotte. Non a caso nelle motivazioni della Giuria presieduta dallo scrittore Alan D. Altieri è scritto tra l’altro: "Per il suo preciso, trasgressivo approccio alla tematica della presenza aliena sulla Terra. Per la sua narrativa logica e coerente, che dimostra come un film di SF sia in grado di sviluppare risvolti sia politici che sociali…” E ancora: “Per la sua proposta visuale ad alto impatto, proposta amplificata sia da eccezionali locations che da un uso inappuntabile della grafica computer.” Tutto molto appropriato. La parte più impressionante del film sono certamente gli esterni, con agghiaccianti scene di distruzione di massa viste in soggettiva attraverso gli occhi della protagonista femminile. Sono scene simili eppur differenti a quelle che abbiamo già visto in tanti reportage sulle guerre che imperversano nel mondo: piccole città e villaggi completamente distrutti, treni deragliati, aerei schiantati al suolo e automobili bruciate, ma il film riesce a dare una tale qualità aliena alle immagini, da renderle veramente inquietanti. A questo proposito bisogna sottolineare che il regista Gareth Edwards oltre ad essere l’autore del soggetto e della sceneggiatura, è anche il direttore della fotografia, e quindi il successo del film è principalmente merito suo. Ferocemente critico nei confronti dei mass-media, ad un certo punto il regista mette nella bocca del protagonista maschile una frase terribile: “Un bambino fatto a pezzi fa audience, un bambino felice non interessa a nessuno”. In un’intervista concessa ad un quotidiano locale, egli ha raccontato che prima di realizzare il film la troupe ha scorrazzato in lungo ed in largo nel Messico per oltre sei mesi a spese della produzione, mentre la lavorazione vera e propria è durata solo 5 settimane. Qualcuno ha criticato il regista per la poca fantasia dimostrata nel realizzare le creature aliene, una via di mezzo fra polipi giganti e meduse bioluminescenti, ma lui ha risposto così: “La natura ha avuto 5 miliardi di anni di tempo per creare la vita sulla Terra, mentre io avevo solo cinque settimane.” Nulla di più giusto. Primo premio assolutamente meritato.

 

Gianni Ursini

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