Il Pianeta delle Scimmie

Hanna

di Joe Wright
(USA-GB-Germania 2011)

 

Il cinema americano attualmente pullula di supereroi provenienti dai fumetti, ma, e se esistessero davvero? Mettiamo che una nazione (per esempio gli USA) promuova un programma segreto di manipolazione genetica per creare dei bambini più forti, più agili, e più intelligenti dei normali esseri umani. In pratica dei soldati perfetti. Naturalmente gli esemplari dovrebbero essere sterili. E se invece codeste caratteristiche diventassero ereditarie, che cosa impedirebbe a questi bambini una volta cresciuti di diventare i padroni del mondo? Terrorizzati da una simile eventualità i vertici militari degli USA danno l’ordine ai servizi segreti di cancellare il programma. Ciò comporta non solo l’eliminazione fisica di decine di bambini innocenti, ma anche l’uccisione di tutte le centinaia di persone coinvolte nel progetto. Responsabile principale del massacro è una donna, Marissa Siebert (Cate Blanchett), un agente della CIA sa eseguire i propri compiti con spietata efficienza (e anche con una certa dose di sadismo). Una bambina, Hanna (Saoirse Ronan), sopravvive però alla carneficina e viene allevata in una località remota della Svezia da un agente pentito della CIA (Eric Bana) che la tiene nascosta fino a quando non diventa abbastanza forte da poter affrontare il mondo, e soprattutto la spietata Marissa Siebert che non ha mai smesso di cercarla per ucciderla. Tutte le cose che ho raccontato finora si vengono a sapere poco a poco solo verso la fine del film, ma io ho voluto mettere le carte in tavola fin dall’inizio per chiarire che in Hanna la contaminazione fra il genere spionistico e la fantascienza raggiunge i massimi livelli, con una netta prevalenza di quest’ultima. Girato con mano sicura dal bravissimo regista inglese Joe Wright, (già autore dell’acclamato Espiazione del 2007 e de Il solista del 2009) il film prodotto da Usa, Gran Bretagna e Germania, trasporta gli spettatori senza soluzione di continuità dalle algide distese nevose della Svezia al caldissimo deserto del Marocco, e poi attraverso la Spagna e la Francia fino alla conclusione sanguinosa nella Berlino del 21° secolo. Ottime le prove di tutti i protagonisti, a cominciare dalla giovanissima attrice irlandese (ma è nata a New York) Saoirse Ronan, già quasi una stella di prima grandezza nel mondo del cinema nonostante abbia solo 17 anni. I capelli biondissimi, quasi bianchi che porta nel film fanno risaltare i suoi splendidi occhi azzurri che guardano il mondo con sconcertante innocenza. Questo nonostante Hanna sia in grado di uccidere un uomo adulto ed addestrato militarmente con il solo uso delle mani nude. Ma ad Hanna non piace uccidere, e lo fa solo per difendersi dai nemici. Possiede una memoria eidetica completa che ha sviluppato durante la sua permanenza in Svezia, e conosce benissimo la differenza fra il bene ed il male. Anche la sua antagonista Marissa Siebert conosce la differenza fra il bene ed il male, ma ha scelto consapevolmente il secondo per i fini tenebrosi della CIA, sopprimendo sistematicamente in se stessa ogni traccia di sentimenti umani. Splendida l’interpretazione di Cate Blanchett mai vista così odiosa nei panni un personaggio malvagio, spietato e maniaco della pulizia personale (si gratta i denti fino a farli sanguinare, e veste impeccabilmente come un agente della polizia nazista). La lotta senza quartiere fra le due donne accompagna lo spettatore in tutta la seconda parte del film, fino alla cruciale conclusione. Hanna è un film molto poetico che si può leggere a diversi livelli, anche come semplice “action movie”. Ma soprattutto è un film assai intelligente che mostra quanto sia spietato il mondo dei servizi segreti che oggi non ha più nulla di romantico, e fa dimenticare le smargiassate dei vari agenti 007 che ormai hanno stancato un po’ tutti quanti.

 

Gianni Ursini

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