TUTTI SODDISFATTI A TRIESTE PER SCIENCE PLUS FICTION 2011

 

Roberto Furlani mi ha chiesto di scrivere un breve cronaca del Festival di Science plus Fiction 2011. Io ci provo.

Il taglio ai finanziamenti nel settore cultura ha colpito anche il Festival di Science plus Fiction di Trieste i cui organizzatori dal 2010 sono stati costretti a ridimensionare la durata della manifestazione, nonostante il sostegno economico del Comune e della Provincia di Trieste, della regione Friuli Venezia Giulia e di numerose altre associazioni e fondazioni che sarebbe troppo lungo elencare. Comunque anche in soli quattro giorni, il Festival ha avuto pieno successo con un totale di oltre 15.000 presenze, 5.000 in più rispetto all’anno scorso, grazie soprattutto all’ottima qualità delle pellicole presentate, scelte dal team del circolo “La Cappella Underground” organizzatore delle manifestazione, ed al prestigioso ospite d’onore, il grande regista George “Zombie” Romero. Il via è stato dato al multiplex Cinecity alle ore 18.00 del giorno 10 novembre con il documentario di Diego Cenetiempo Abdus Salam. The Dream of Symmetry, dedicato al premio Nobel di origine pakistana che fu per anni direttore del Centro Internazionale di Fisica Teorica di Trieste. Confesso che io della fisica delle particelle subatomiche non capisco molto. Ad un certo punto mi sono bloccato sul concetto di “bosone” e da lì non mi sono mosso più. Per fortuna il documentario durava solo 57 minuti. Altro discorso per il film in 3D Cave of Forgotten Dreams del regista tedesco Werner Herzog della durata di oltre due ore che il pubblico ha dovuto sciropparsi a notte fonda, dedicato a certi graffiti paleolitici scoperti recentemente in una grotta francese. Tutto molto interessante, ma dopo la prima ora di stalattiti e stalagmiti incombenti sulla mia testa grazie al 3D, io non ne potevo più. Per fortuna che a metà strada alle ore 20.00 c’è stata la proiezione dell’ottimo film britannico Monsters di Gareth Edwards. Si tratta di un viaggio iniziatico attraverso il Messico invaso dagli alieni, con uno strepitoso finale dove due gigantesche meduse alte 50 metri e luminose più delle insegne al neon, copulano come conigli sul tetto di una stazione di servizio, mentre i protagonisti umani fanno i guardoni, e poi iniziano a fottersi a loro volta. Durante la scena il pubblico è scoppiato in un applauso spontaneo, mentre nell’incontro con il regista io gli ho gridato: “Thank you for your beaatiful monsters fucking!”. Lui mi ha ringraziato e poi mi ha fatto l’autografo firmandosi “porn alien”. Venerdì 11 novembre è stata la giornata di George Romero, che ha incontrato il pubblico nel pomeriggio durante una “master class” alla Scuola di Lingue Estere in via Filzi. Sala stracolma per lo più di giovani e giovanissimi. Il regista si è rivelato essere alquanto spiritoso, ricordando le difficoltà degli esordi e dicendo tutto il male possibile dell’ambiente del cinema di Hollywood. Altissimo e magro come un chiodo George Romero porta benissimo i suoi 71 anni, ed è arrivato a Trieste senza problemi assieme alla moglie. Per l’occasione a Cinecity è stato organizzata una rassegna retrospettiva dei suoi film più importanti, da The Night of the Living Dead (1968) a Martin (1977), Zombi (1978), Day of the Dead (1985), La Terra del Morti Viventi (2005), Diary of the Dead (2007), fino al recentissimo Survival of the Dead (2009) presentato con successo alla 66^ Mostra del Cinema di Venezia, ma nonostante ciò mai distribuito nel nostro Paese. Gli ultimi film di Romero sono stati tutti realizzati in Canada, perché negli USA non lo lasciano più lavorare. Ma venerdì è stata anche l’occasione del Focus sulla Russia: un programma dedicato alle imprese dei cosmonauti, nel cinquantesimo anniversario del volo spaziale di Yuri Gagarin. Tre i titoli: Paper Soldier di Aleksei German Jr. (Bumaznij Soldat, vincitore del Leone d'Argento a Venezia nel 2008); Dreaming of Space (Kosmos kak predchuvstvie, 2005) di Alexey Uchitel; e il mockumentary First on the Moon, (Pervye na Lune, 2006) di Aleksey Fedorchenko. La sezione Neon ha proposto invece vari titoli in Concorso, tra cui il norvegese Troll Hunter, mockumentary in anteprima di Andre Ovredal. Una specie di The Blair Witch Project in salsa scandinava, ma ben più generoso dal punto di vista visuale, con molte scene girate alla luce del giorno nel gelido paesaggio norvegese e le parti con i mostri assai ben realizzate. Il croato The Show Must Go On di Nevio Marasovic, ovvero Il Grande Fratello ai tempi dell'Apocalisse; lo statunitense Stake Land di Jim Mickle con i suoi vampiri, un “B movie” di una durezza estrema, consigliato a tutti quelli che hanno le scatole piene dei vampiri romantici delle serie Twilight; e lo spagnolo Extraterrestrial firmato da Nacho Vigalondo, già premiato con l'Asteroide qualche anno fa per Los Cronocrimenes. Fuori concorso sono stati proposti gli scenari post-apocalittici di Nuclear Family di Kyle Rankin, un quasi-documentario secco ed asciutto come un osso spolpato. Né bisogna dimenticare i cenacoli letterari del mezzodì al Caffè Continental dove venerdì è stato presentato il libro in lingua inglese “ Nightmare Movies : Forty Years of Fear”(Bloomsbury 2011) dello scrittore e saggista britannico Kim Newman, ormai diventato un’ospite abituale del Festival. E’seguita la presentazione del volume “Il cinema americano attraverso i secoli” a cura di Leonardo Gandini (Carocci 2011), ed infine ha avuto luogo l’atteso incontro con Gian Antonio Pacinotti, in arte Gipì, scrittore, fumettista e regista cinematografico il cui film L’ultimo terrestre benché già in distribuzione in Italia è stato presentato anche al Festival.di Trieste. Sabato 12 novembre allo “Science Fiction Cafè” è stata la giornata dello scrittore pordenonese Tullio Avoledo, uno dei più interessanti protagonisti della nuova fantascienza italiana. Nato a Valvasone, in Friuli, il 1º giugno 1957, nel 2003 ha pubblicato presso Sironi i suoi due romanzi di esordio, “L'elenco telefonico di Atlantide” e “Mare di Bering” ottenendo un lusinghiero successo di pubblico e di critica.. Seguono altre opere tra cui spiccano per fantasia visionaria “La ragazza di Vajont” e “L’anno del Dodici Inverni” ambedue pubblicati da Einaudi nel 2008. La sua ultima opera si intitola “Un buon posto per morire” (Einaudi Stile Libero 2011), un "romanzo storico sulla fine del mondo" scritto a quattro mani con Davide "Boosta" Dileo, tastierista del gruppo Subsonica. Era presente per l’occasione anche Giuseppe Lippi (curatore della rivista Urania, Mondadori), il quale ha fatto da moderatore in una tavola rotonda attorno ai temi della letteratura di fantascienza in Italia con il già citato Tullio Avoledo, il new entry Maico Morellini e il giornalista scientifico Fabio Pagan. E’stato presentato in quella occasione il romanzo vincitore del premio Urania 2010 “Il Re Nero” di Maico Morellini (n. 1576, Urania novembre 2011) e il volume “Era una gioia appiccare il fuoco” di Ray Bradbury (Mondadori, 2011), a cura dello stesso Lippi, un ciclo di racconti da cui è poi scaturito il romanzo “Fahrenheit 451”. Infine, l'incontro ha dedicato uno spazio al ricordo di Vittorio Curtoni, instancabile animatore della scena fantascientifica italiana come autore, traduttore e curatore della rivista “Robot”, recentemente scomparso. Ed ora parliamo di cinema. Il primo pomeriggio è stato dominato dal film di animazione in 3D The Prodigies di Antoine Charreyron. Prodotto da Francia, Gran Bretagna ed India nel 2010 il film parla di un gruppo di adolescenti che hanno il potere di uccidere a distanza con il pensiero, e vi assicuro che ci sono certe scene che fanno veramente rabbrividire, al cui confronto i tanto celebrati X Men sembrano dei candidi fiorellini. Purtroppo mi sono perso il documentario sull’acqua di Irene Salina proiettato in occasione della Settimana dello Sviluppo Sostenibile promossa dall’UNESCO, ma non ho certo mancato il cattivissimo film dei Manetti Bros L’arrivo di Wang, dove un brutale inquisitore interpretato un po’ sopra le righe da un bravissimo Ennio Fantastichini strapazza senza pietà un povero alieno dall’apparenza innocua che sa parlare solo cinese. Finale a sorpresa con il solito feroce umorismo nero che ormai è diventato una caratteristica costante dei due terribili fratelli registi. Non c’entrava molto con la fantascienza Saint dell’olandese Dick Maas, che gli italiani conoscono soprattutto per gli ottimi thriller L’Ascensore (1983) e Amsterdamned (1988), ma il film è abbastanza godibile lo stesso. Autore pure del soggetto, della sceneggiatura e delle musiche, il regista Dick Maas si è divertito a trasformare il leggendario San Nicola (molto rispettato nel nord Europa, ma anche in Italia a Bari ed a Trieste, la cui ricorrenza cade il 6 dicembre) in una specie di sanguinario fantasma che viaggia su una nave bruciata assieme ad una ciurma di pirati zombi, e si serve dell’affilatissimo pastorale per sgozzare la gente. L’idea è meno assurda di quella che sembra, visto che quelli di Sky TV hanno impostato la loro pubblicità natalizia sullo stesso soggetto, con tanti truci babbi natale vestiti come bucanieri che sbarcano di notte e vanno all’assalto di Venezia. Sono rimasto esterrefatto nel vedere certe scene che sono praticamente uguali a quelle del film di Dick Maas. Maledetti plagiari! Dove sono andati a finire i diritti d’autore, nel cesso? Comunque andiamo avanti. Quale prezzo sareste disposti a pagare per godere di una seconda giovinezza? Il film russo Target di Alexander Zeldovich mette in scena una versione abbastanza edulcorata della Russia del 2020 dove apparentemente tutti stanno bene e l’unica preoccupazione sembra essere quella della vecchiaia (magari!). Forse il decadimento del corpo può essere arrestato in una struttura supersegreta costruita in epoca sovietica al confine con la Mongolia, ma ci sono degli effetti collaterali… Ho abbandonato la visione di questo polpettone troppo russo, per via della durata sterminata di due ore e 45 minuti ed anche perché non volevo perdermi la consegna del premio alla carriera “Urania d’Argento” al regista George Romero. E’questa una tradizione particolarmente consolidata nel Festival di Science plus Fiction. Prima di George Romero avevano ricevuto il premio altri mostri sacri del cinema fantastico, come John Landis, Carlo Rambaldi, Terry Gilliam, Joe Dante, Roger Corman e Christopher Lee. Il premio, realizzato in collaborazione con la rivista Urania della casa editrice Mondatori, è stato consegnato dal grande regista Dario Argento, fatto arrivare apposta a Trieste per l’occasione. E’stata una grande emozione vedere George Romero e Dario Argento di fronte ad una sala stracolma, sedersi l’ uno accanto all’altro e chiacchierare amabilmente come due vecchi amici sotto gli occhi compiaciuti di Giuseppe Lippi, curatore della rivista “Urania” e di quelli dell’intero staff del Festival, capitanato da Daniele Terzoli. Purtroppo a questo punto la mia capacità di resistenza era già stata messa a dura prova, e perciò mi sono perso i due film italiani in programma a notte fonda e ne posso parlare solo per sentito dire. The Gerber Sindrome di Maxì Dejoie metteva in scena un finto documentario per raccontare la storia di una malattia che trasforma le vittime in aggressivi zombies. L’idea non è proprio di primo pelo, ma è pur sempre un escamotage a effetto, e soprattutto permette di nascondere i limiti del budget. Comunque non ne ho sentito la mancanza. Mi è molto dispiaciuto invece di non avere visto Morituris di Raffaele Picchio, presentato a mezzanotte dalla rivista “Nocturno”. Un ottimo esempio di horror all’italiana di cui tutti hanno detto un gran bene. Il film parte dalla rivolta dei gladiatori dei tempi di Spartacus per arrivare fino ai giorni nostri in un crescendo di stragi spaventose compiute da alcuni combattenti dell’arena che anche dopo 2.000 anni non ne vogliono sapere di morire. E’ molto difficile accontentare gli amanti del “gore” e dello “splatter” senza scadere nell’umorismo involontario. Bisogna che il regista del film ci sappia fare veramente bene, e sembra che Raffaele Picchio ci sia riuscito in pieno. Complimenti vivissimi a tutti. La giornata di domenica 14 novembre è stata dominata dall’immanente presenza di George Romero del quale sono stati proiettati ben tre film : Diary of the Dead ( 2007), Survival of the Dead (2009) e Martin (1976). Nel corso della presentazione di quest’ultimo il regista ha risposto alle domande dell’esperto Paolo Zelati e quindi si è messo gentilmente a disposizione del pubblico per farsi fotografare, ed è inutile dire che l’operazione ha portato via un sacco di tempo con grande preoccupazione degli organizzatori. Per il resto nel primo pomeriggio i più coraggiosi hanno potuto assistere alla proiezione di GANTZ, un film tratto da una interminabile serie di manga giapponesi in produzione da oltre 10 anni e dalla quale già nel 2004 erano stato realizzato un anime in 26 episodi. Che dire? La regia di Shinsuke Sato nella toglie e nulla aggiunge alla storia della misteriosa sfera nera che richiama dalla morte i defunti per farli guerreggiare in sanguinari combattimenti che ricordano molto le partite di video-games. Pregevoli ed accurati gli effetti speciali, soprattutto quelli dell’episodio ambientato nel Museo di Tokio dove demoniache statue bronzee alte 20 metri si animano improvvisamente combattendo con furia inaudita in mezzo ad impressionanti stridii metallici. Nel corso della serata è arrivata finalmente la premiazione con una vastissima partecipazione di pubblico, che ha visto assegnare il premio “Asteroide” al film Monsters di Gareth Edwards (meritatissimo), mentre i Manetti Bros. si sono portati via il Meliès d’Argento con L’arrivo di Wang, finalmente un vero film italiano di fantascienza, e di quella buona. Infine, come era prevedibile il premio del pubblico è stato assegnato al durissimo film americano Stake Land di Jim Mikle, che è riuscito a conciliare i tifosi degli sbudellamenti con gli amanti del buon cinema. Infine nella sezione European Fantastic Shorts, la selezione di cortometraggi fantastici europei che io purtroppo non sono riuscito a vedere, la Giuria ha assegnato il Méliès d'Argento per il miglior cortometraggio fantastico europeo allo svedese Out of Erasers (Sudd) di Erik Rosenlund . Dopo la premiazione è stato proiettato fuori concorso il film americano The Thing di Matthijs van Heijningen, una specie di prequel del vecchio film di John Carpenter La Cosa (1982), tratto a sua volta da un vecchissimo racconto fantascienza di John W. Campbell Jr., già portato sullo schermo da Christian Nyby nel lontano 1951. Un mostro alieno proteiforme che può anche assumere forme umane invade una base antartica durante una bufera di neve. Pochi riusciranno a sopravvivere. Devo dire che il film di van Heijningen più che un sequel sembrava un remake, ma comunque la realizzazione è decente, e gli effetti speciali di ottima fattura tanto da non far assolutamente rimpiangere l’opera di John Carpenter. Il pubblico soddisfatto ha dimostrato il suo apprezzamento con applausi scoscianti alla fine dello spettacolo. Si è conclusa così questa decima edizione di Science+Fiction - Festival Internazionale della Fantascienza di Trieste, che quest’anno ha avuto l’onore di ospitare un grande Maestro come George Romero. Ma l’iniziativa - realizzata e promossa dal centro ricerche La Cappella Underground - sta già scaldando i motori in vista della sua prossima stagione.

 

Gianni Ursini

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