Watchmen: l'ucronia più grande.



Chiunque avesse la fortuna di imbattersi in una delle poche fotografie esistenti di Alan Moore non avrebbe alcun dubbio sulla necessità di tenersi alla larga da un simile individuo: barba e capelli lunghissimi e incolti, lo sguardo minaccioso, se non sinistro, le dita cariche di anelli fino all'inverosimile, la persona nelle foto sembra immancabilmente un emulo di Rasputin o di Charles Manson, e non certo qualcuno adatto alla vita in una società civile. Se poi si venisse a sapere che a soli 16 anni è stato espulso dalla scuola perché sorpreso a spacciare LSD, e che da allora non ha più completato gli studi, nessuno avrebbe più il benché minimo dubbio: quest'uomo, direbbero tutti, è uno di quelli destinati a finire male. Uno che, se solo fosse nato cinquant'anni prima, avrebbe finito i suoi giorni sulla forca, come si diceva spesso e volentieri nei "tempi che furono".

Ma mai come in questo caso basarsi sulle apparenze porterebbe a delle conclusioni errate: Alan Moore è un uomo timido e riservato, all'antica (non fa uso di computer e non naviga su Internet), è sposato ed ha una figlia, non ha mai avuto problemi con la giustizia e fa un lavoro tra i più tranquilli che si possano immaginare: lo scrittore. E la sua cultura è talmente sterminata da far pensare che la faccenda dell'espulsione dalla scuola sia solo una leggenda ... se non l'avesse raccontata lui stesso. (*)
Ma con quella faccia ... per la felicità dei benpensanti, quando dico "scrittore" intendo "scrittore di fumetti": sapere che questo strano individuo non scrive saggi o romanzi, ma si occupa di qualcosa che ancora oggi i più vedono come la negazione stessa del concetto di cultura, non potrà che rassicurarli: tra scrivere fumetti e spacciare LSD non c'è molta differenza, ai loro occhi. Aggiungiamo che Moore è un ottimo conoscitore di musica rock ... e allora perché non parlare della nefasta influenza che "comics, drug and rock & roll" hanno sui giovani?

Per fortuna gli appassionati sono pienamente in grado di riconoscere la grandezza di questo scrittore, e forse anche la sua statura morale: la cura con cui le sue opere sono realizzate, e l'impegno sociale che traspare da ciascuna di esse non lasciano dubbi su chi sia veramente Alan Moore, e la speranza di leggere un altro capolavoro ad ogni nuova uscita che porti la sua firma non è mai stata disattesa, almeno fino ad oggi. E' anche vero che recentemente Moore ha manifestato un po' di disaffezione, forse convinto a sua volta che i fumetti gli stiano troppo stretti e che sia giunta l'ora di scrivere un romanzo come si deve.

Ma fino ad allora ... chi è davvero Alan Moore? Probabilmente si tratta del più grande autore di fumetti in attività, forse del più grande di tutti i tempi, anche se non ha mai disegnato nulla e le sue opere non possono essere confontate con quelle di autori più completi, come Carl Barks, Hugo Pratt o Frank Miller, solo per fare qualche nome tra quelli più conosciuti. Ciò nonostante la sua personalità è così forte che ogni disegnatore che lavora con lui finisce per assumere uno stile caratteristico, inconfondibile, in cui le vignette appaiono racchiuse in schemi rigidi e sempre uguali, che acquistano forza proprio dalle piccoli variazioni (di angolazione, di prospettiva, di illuminazione), e le vicende vengono scandite dalla successione dei rimandi, delle citazioni e degli incastri che si inseguono in un gioco senza fine tra un capitolo e l'altro.

Dice una leggenda che le opere di Alan Moore siano talmente eccezionali, che dopo aver disegnato "Watchmen", il suo capolavoro indiscusso, il disegnatore Dave Gibbons abbia dichiarato di non sentire piu' il bisogno di illustrare altri fumetti, ritenendo di aver toccato il vertice, insuperabile e insuperato, della sua carriera!

Ma da dove inizia la carriera di Moore? Da un'opera particolarmente cupa, "V for vendetta", pubblicata nel 1982 e ambientata in un'Inghilterra sopravvissuta a una catastrofe nucleare che ha spazzato via il resto del mondo. Come se non bastasse, il paese è soggetto a un sinistro regime neofascista, e vi si respira un clima simile a quello di "1984" (opera alla quale questa viene spesso paragonata). Tuttavia un misterioso individuo, che gira mascherato da Guy Fawkes (un anarchico che cercò di far saltare in aria il Parlamento nel 1605), compie una serie di attentati, in parte per vendetta personale, in parte per smuovere le coscienze degli inglesi, appiattite in un misto di paura e rassegnazione che è senza dubbio la caratteristica più angosciante di questa storia.
Con "V for Vendetta" Moore affronta il non facile problema di come definire ciò che chiamiamo "libertà": la risposta, infatti, è meno ovvia di quanto possa sembrare in un primo momento, poiché non basta combattere un regime per definirsi "liberi". Come molte altre cose, la libertà è qualcosa che si acquista e si apprezza solo dopo esserne stati privati: chi vive un'esistenza tranquilla e priva di preoccupazioni crede di essere libero, ma non lo è; viceversa, è proprio della sua silenziosa acquiescenza che si nutrono le dittature.

La complessità e la profondità di "V for Vendetta", opera distante anni luce da qualsiasi altro fumetto "normale", rendono subito famoso Alan Moore, che viene ingaggiato dalla prestigiosa casa editrice americana DC Comics per risollevare le sorti di uno dei suoi personaggi meno conosciuti: si tratta di "Swamp Thing" (la "cosa" della palude), metà mostro e metà supereroe, creatura affascinante e ricca di potenzialità inespresse, ma ormai prossima alla fine delle sue avventure. Nelle mani dello scrittore inglese il personaggio viene completamente rinnovato, pur senza tradire le sue origini, e finisce per diventare un eroe tragico e affascinante, ricco di sfumature e sentimenti del tutto sconosciuti anche a quelli che venivano chiamati "supereroi con super problemi", ovvero i personaggi della casa rivale Marvel. Il successo della nuova "Swamp Thing" è tale che tutto il filone dei supereroi subisce una trasformazione epocale, diventando improvvisamente "adulto", scoprendo territori inesplorati e affrontando finalmente argomenti "scottanti". Un altro grandissimo autore come Frank Miller non avrebbe potuto affermarsi, probabilmente, se non fosse stato per la rivoluzione compiuta da Alan Moore con "Swamp Thing".

A questo punto lo scrittore inglese compie il grande salto: lascia "Swamp Thing" e inizia una serie totalmente nuova, "Watchmen", composta da dodici "fascicoli" di 32 pagine, che usciranno ogni mese tra il Settembre del 1986 e l'Agosto del 1987; la casa editrice è sempre la DC Comics.
La serie viene disegnata da Dave Gibbons, uno dei molti anonimi disegnatori in forza alla casa editrice americana (aveva lavorato al personaggio di "Green Lantern"): da un giorno all'altro Gibbons diventa un genio e i premi si accumulano sul suo tavolo, nonostante la scarsa espressività del suo disegno, il cui stile, piuttosto monocorde, mal si adatta a una storia avventurosa; ma le indicazioni di Alan Moore sono così precise che persino questi difetti finiscono per valorizzare la trama di "Watchmen". La mancanza di espressività ben si adatta ai personaggi della storia, quasi sempre freddi e calcolatori; i tratti sottili, sempre uguali, tipici del disegno di Dave Gibbons, sembrano rallentare ulteriormente le vicende, la cui complessità si basa su una trama molto elaborata, e che ha bisogno di frequenti pause e continue riletture per essere apprezzata completamente. I climax, pochi ma fondamentali, non sono mai improvvisi, ma riescono comunque a lasciare il lettore esterrefatto.

Lettore che a questo punto si chiederà: ma cosa c'entra "Watchmen" con la fantascienza? C'entra, poiché l'elemento chiave della storia è la sua "ucronia": le vicende si svolgono a New York, nell'autunno del 1985, ma non nella New York che conosciamo. In questo mondo i supereroi sono esistiti realmente - e ancora esistono - e la loro presenza ha cambiato la storia. Naturalmente, questi supereroi hanno poco a che vedere con Batman, Spiderman, Hulk etc.: sono realistici, o almeno lo sono nei limiti consentiti dalla finzione narrativa. Quindi non hanno superpoteri (tranne uno di loro) o capacità particolari, se non dei buoni pugni, molta voglia di menare le mani, qualche marchingegno provvidenziale e naturalmente i costumi: variopinti, sfarzosi, a volte ridicoli. Antipatici, spesso psicopatici, personaggi più folkloristici che utili, sembrano tutti delle brutte copie di Batman, e sono più un ostacolo che un aiuto alle forze di polizia, tanto che dopo molti anni di attività finiscono per essere messi fuorilegge. Questo evento fondamentale si verifica, nell'ucronia di "Watchmen", nel 1977, quando vi sono ancora cinque supereroi in attività: il "dottor Manhattan", l'unico dotato di superpoteri, in grado di controllare la materia a suo piacimento (è praticamente un semidio, e non ha bisogno di nascondere la sua identità); la sua fidanzata, "Silk Spectre", unica donna del gruppo e figlia d'arte; "Nite Owl", un appassionato di ornitologia che ha preso il nome da uno dei primi supereroi, ormai ritiratosi a vita privata dopo aver scritto le sue memorie; "Rorschach", uno psicopatico di cui nessuno, neanche i colleghi, conosce la vera identità; e infine "Comedian", un individuo cinico e spietato che lavora anche per la CIA ed è l'unico superstite del gruppo originario, formatosi nel 1939. Un altro supereroe, uno strano personaggio che si faceva chiamare "Ozymandias", si è ritirato nel 1975, dopo aver capito che le cose si stavano mettendo male: considerato l'uomo più intelligente del mondo, è riuscito a costruire un immenso impero economico, ed è l'unico che se la passi bene, fra tutti i suoi colleghi. Questi, d'altra parte, non hanno accettato di buon grado il ritiro forzato loro imposto, e vivono seminascosti, rimpiangendo i vecchi tempi: "Comedian" continua a lavorare per la CIA (nell'ucronia di Moore è riuscito a liberare gli ostaggi americani a Teheran, nel 1980), mentre "Rorschach" prosegue clandestinamente le sue attività, ricercato invano dalla polizia, ed è ormai diventato uno spietato assassino, semifolle e ben più pericoloso dei criminali a cui dà la caccia.

Ma nel mondo di "Watchmen" la presenza dei supereroi ha cambiato molte cose, la più importante delle quali è la politica degli Stati Uniti: dopo aver vinto la guerra in Vietnam (poiché nessuno può resistere ai poteri del dr. Manhattan, praticamente una bomba atomica vivente) Nixon è riuscito a cambiare la costituzione e a farsi rieleggere di continuo (ha anche fatto eliminare Bernstein e Woodward, i giornalisti che crearono il caso "Watergate"), tanto è vero che è ancora in carica nell'epoca in cui si svolge la storia (è al quinto mandato!), mentre l'Unione Sovietica, senza alcuna traccia di glasnost o perestrojka, morde rabbiosamente il freno, nella speranza di recuperare il terreno perduto alla prima occasione favorevole. In sostanza, solo la presenza del dr. Manhattan impedisce lo scoppio di una guerra nucleare, ed è su questo sfondo poco rassicurante e carico di tensione che si svolgono le vicende dei protagonisti: quegli stessi supereroi che, dopo essere stati costretti al ritiro, si trovano improvvisamente coinvolti in una vicenda molto più inquietante di quelle che erano abituati ad affrontare.

"Watchmen" comincia con un omicidio; a morire è proprio il personaggio pił rappresentativo del gruppo, l'unico rimasto sempre attivo dal 1939 fino al 1985: "Comedian" ...


(*) per esempio, nell'intervista che si può leggere a: www.fortunecity.com/tattooine/sputnik/53/scifi/a_moore.htm

 

  Andrea Carta © 2004