La "multi-personalità" del fumetto francese ed europeo: incontro con Moebius

LA “MULTI-PERSONALITÀ” DEL FUMETTO FRANCESE ED EUROPEO: INCONTRO CON MOEBIUS

 

 

 

Il giorno venerdì 16 novembre 2007, in occasione di Science plus Fiction si è tenuta in Aula Magna S.S.L.M.i.T. di via Filzi 14 una tavola rotonda incentrata sull’opera di uno dei più grandi esponenti del fumetto internazionale: Jean Giraud, meglio noto con lo pseudonimo Moebius. Oltre allo stesso Moebius, al dibattito hanno partecipato Jean-Pierre Dionnet (che assieme a Moebius fondò la storica Métal Hurlant) e il nostro Alfredo Castelli (ideatore, tra le altre cose, di Martin Mystere). Ad aprire la discussione è Dionnet, che comincia così…

 

 

 

 

 

Il primo a parlare è Jean-Pierre Dionnet

 

 

Dionnet: La cosa che contraddistingue maggiormente Moebius è la sua “multi-personalità”. In un’unica persona convivono più fumettisti. In questo senso, Moebius è paragonabile a Peter Sellers. Moebius ha inoltre avuto il grande merito di capire che non è necessario seguire forzatamente la via della coerenza: scrivere fumetti commerciali è più che lecito.

 

Castelli: Va detto che Moebius è uno che conosce la tecnica del disegno classico. È in grado di realizzare cavalli “alla Tex”. La sua impronta nel fumetto internazionale è stata tanto rilevante da far sì che nascessero numerosi imitatori, alcuni dei quali sono stati capaci di limitarsi a “prendere spunto” dal maestro francese per poi prendere la propria strada personale. Tra di essi vanno annoverati Milo Manara e Giancarlo Alessandrini che disegnava Martin Mystere, i quali sono sicuramente artisti che sanno disegnare.

 

 

È poi la volta di Alfredo Castelli

 

 

Dionnet: Quello che dice Castelli è assolutamente vero: Moebius sa disegnare. Il che, al giorno d’oggi, è una rarità. Forse anche per questo il fumetto in Francia versa in uno stato di grave crisi. I due terzi del fumetto venduto sono costituiti dai manga, mentre il resto si divide tra fumetto americano e il resto.

 

Moebius: Personalmente nutro la massima ammirazione per il fumetto italiano, che ho sempre trovato vivace, interessante, avvincente. Quando ero giovane, l’“alimentazione fumettistica” era costituita da fumetto francese, americano e appunto italiano, nel quale si poteva trovare una certa malizia nell’anarchia degli adolescenti dai boccoli d’oro. Oggi le cose sono senz’altro cambiate: c’è una barriera tra fumetto italiano, francese e spagnolo, dovuta a una sorta di autoreferenzialità e di nazionalismo. Il che è paradossale nell’epoca dell’Europa Unita.

 

 

 

Al centro Moebius

 

 

Dionnet:  In realtà il fumetto potrebbe cambiare domani, se ci fosse un gruppo di persone con la voglia, il coraggio e la fortuna di cambiare le cose. Solo così si potrebbe riuscire a contrastare la concorrenza dei videogame e dei manga, che è veramente spietata.

 

Moebius: Occorre sapersi re-inventare. Io, per esempio, ho lavorato in molti ambiti senza eccellere in nessuno. Un po’ come accade al Tour de France, dove i gregari non vincono le tappe ma sono indispensabili. La Francia è un Paese particolarmente propenso al fumetto; la produzione è enorme, malgrado venga pubblicata anche molta roba scadente. La propensione dei Francesi al fumetto è dimostrata dall’enorme quantità di manga che viene pubblicata, per quanto scarsa sia la loro qualità. Un giorno forse questo fenomeno verrà spiegato…

 

Dionnet: È appunto questa la grandezza di Jean Giraud. Lui è un formidabile disegnatore perché sa trasformarsi e sperimentare.

 

Moebius: Cercherò di farlo anche nei prossimi progetti che ho in cantiere. Sto lavorando su un’avventura moebiusiana che ripercorre le tracce del grande best seller francese. Ad ogni modo la sperimentazione non può mai prescindere dalla conoscenza di quanto avviene all’interno di una forma espressiva. Per quanto mi riguarda, posso tranquillamente dimenticare il volto di un fumettista ma non ne dimentico mai il tratto. Per questo credo di poter dire di conoscere tutti i disegnatori della mia epoca.

Per un certo periodo ho anche tentato di imitare altri autori (magari molto diversi da me, “aristocratici”), però anche se non ce la facevo ne nasceva qualcos’altro. Il fallimento non è mai definitivo.

 

Dionnet: Questo conferma che sei (come pochissimi altri artisti al mondo) uno che accetta la coesistenza delle multi-personalità.

 

Moebius: Francamente io non mi sento cosi straordinario. Sono una persona normale, con le sue contraddizioni. Vivo un po’ ai margini, cosa che magari mi crea qualche difficoltà in famiglia.

Poi, quando incontro un vero artista, ne rimango sconvolto. Ricordo quella volta in cui incontrai Fellini: fu una sensazione incredibile.

Per quanto riguarda le cose che faccio, invece, sono incapace di analizzarle nel momento in cui le faccio. Io e altri artisti come Jean-Pierre siamo fontane di bellezza e di inventiva. A volte credo di essere schizofrenico (anche se devo dire che con l’età le cose vanno meglio, sotto questo aspetto).

A dispetto delle multi-personalità, rifiuto i progetti: non saprei assolvere a ruoli politici, sociali e quant’altro. Noi artisti inventiamo, con l’auspicio che ciò che immaginiamo piaccia al pubblico.

 

Dionnet: Insomma, intendi il disegno come metodo terapeutico. È un grosso privilegio non avere traguardi da inseguire.

 

Moebius: Senza dubbio. Molti mi dicono che una mia opera li ha in qualche modo influenzati. Non è il mio scopo quello di influenzare qualcuno, anche se l’idea di aver dato un contributo al percorso artistico di altri autori non mi spiace di certo.

 

 

 

Un po’ di Continuum all’incontro con Moebius: Roberto Furlani (foto di Gianni Ursini)

 

 

Dionnet: Finora abbiamo parlato del passato. Forse sarebbe il caso di dire due parole circa le nuove frontiere del fumetto…

 

Moebius: Sono rimasto subito affascinato dal digitale, che gode del vantaggio della fluidità. È piacevole lavorare guardando uno schermo.

Per contro, c’è lo svantaggio che non ci sono più i disegni originali. La frontiera veramente innovativa è quella del 3-D e non dimenticherei nemmeno l’animazione su schermo con sottofondo musicale.

Alla lunga, però credo che si abbia voglia di tornare alla china e alla carta, che danno senz’altro sensazioni diverse

Mi è capitato di realizzare una pubblicità per la Citroen, che poi è diventata una storia di fantascienza in tre volumi.

Impiegandomi in ambito pubblicitario ho imparato che non ci sono lavori indegni.

 

Dionnet: Sicuramente! L’ingrediente più importante è la passione: Jean ed io siamo rimasti più volte svegli fino alle cinque del mattino per guardare disegni. Adoro il lavoro di gruppo, anche se poi il gruppo viene a mancare quando uno ha successo mentre l’altro è costretto a ripiegare facendo il panettiere. Il fatto che Jean abbia avuto successo è legato (oltre che al suo talento) alla sua disponibilità di fare fatica. Basti pensare a quanta ne ha fatta per aggiornarsi e apprendere le nuove tecnologie da usare nelle opere più recenti.

 

 

A cura di Roberto Furlani