Intervista ai fondatori del connettivismo

Roberto Furlani

 

INTERVISTA AI FONDATORI DEL CONNETTIVISMO

 

 

 

1) Il vostro incontro è avvenuto attraverso quel potente strumento di comunicazione e condivisione che è Internet. Ma qual è stata la stanza virtuale nella quale vi siete conosciuti? Un forum? Un blog? Una mailing-list? Raccontatemi di quel primo contatto…

 

Sandro Battisti: Torniamo indietro nel tempo, di almeno 5-6 anni. Il primo contatto è stato tra me e Marco Milani, alias Pykmil; si navigava all'interno del Club G.Ho.S.T. che aveva pubblicato le nostre prime cose sul web. Si parla del 2001-2002, se non prima, e a un certo punto la frequentazione del sito e del relativo forum scadeva, era un momento di momentanea decadenza della struttura di Massimo Ferrara; così, Marco un giorno mi chiamò al telefonino che ci eravamo scambiati via mail, perché lui sentiva che con me e assieme ad altra gente potevamo far qualcosa di
serio, e mi propose di metter su società, quanto possibile. Mi spronò a fare un sito web, ad acquisire visibilità su Internet con un fare che ricordava molto l'entusiasmo contagioso tipico dei venditori porta a porta senza averne, tuttavia, il lato negativo; in breve, studiai il modo di mettere su il mio sito web ufficiale e, dopo qualche mese, di aprire il mio blog: cybergoth.splinder.com, a cui Marco - ovviamente - partecipò fin da subito. Il blog fu il mezzo espressivo che io aprii anche a De Matteo (aka X) successivamente quando, pochi mesi dopo, lo scovai tra i pubblicati da Massimo Ferrara sul suo redivivo Club G.Ho.S.T., intravendendoci un folgorante personaggio che dimostrava di saperla già lunga.Era nato il nucleo fondante, lo zoccolo duro del futuro Connettivismo, ma per vederci tutti assieme abbiamo dovuto attendere il 3 marzo 2007, la NextCon di Vimercate.

 

Giovanni De Matteo: Ho incontrato Sandro Battisti e Marco Milani sul forum del Club GHoST, nella primavera 2003. Avevo appena pubblicato su quel sito (una sorta di embrione della casa editrice che Massimo Ferrara avrebbe fondato di lì a un paio d'anni) il mio primo racconto. Quando si parla di corsi e ricorsi... Al giro successivo della Grande Ruota, la Ferrara Edizioni - nella persona di Marco Zolin - avrebbe scelto la mia prima antologia per inaugurare la sua prima collana da libreria, fantaNET. Ma questa è un'altra storia.

All'epoca Marco, Sandro ed io eravamo parte di una comunità virtuale attivissima e stimolante. Ci ritrovavamo tutti quotidianamente su quel forum per parlare di cinema e letteratura: fantastico, horror, fantascienza. Molti di quegli utenti li avremmo persi di vista dopo i Drammatici Giorni di Luglio che avrebbero portato alla chiusura del forum. Molti altri li avrei incontrati ancora in seguito: Francesco Cortonesi, Mario Campaner, Simone Conti, che oggi sono parte del Movimento. Alla chiusura del forum, comunque, il sodalizio con Sandro era già avviato: da alcuni mesi mi aveva infatti generosamente invitato a collaborare a Cybergoth, il suo blog (http://cybergoth.splinder.com). E lì sarebbe maturato il meme connettivista...

 

Marco Milani: Al di là delle date esatte, che non ricordo, il luogo è certo: il forum del ClubGhost. Tappa obbligata per noi dei “fanta-generi”.
Erano i miei primissimi passaggi in internet e cercavo di capire come funzionava (prima a malapena avevo acceso un pc), e Sandro se non è stato il primissimo contatto che ho avuto è stato il secondo. Giovanni era lì nei dintorni, non credo siano passati molti altri post per incrociarci.

Per i particolari mi chiedi troppo, non mi ricordo cos’ho fatto ieri…

 


2) Il connettivismo si annuncia come erede di alcuni generi poetici e letterari, tra i quali il
cyberpunk, verso cui riconosce con trasparenza di avere degli importanti debiti sotto diversi aspetti. Da un punto di vista prettamente tematico, quali sono le affinità e quali sono le discrepanze tra i due filoni?

Marco Milani: Io sono quel genere di Connettivista al quale non si deve mai chiedere cos’è, il Connettivismo, perché non so dare una risposta. Né sottile, né analitica, né cavillosa. Però ci sono. E’ il bello del Connettivismo, ci sei e con un tuo ruolo tutto “al personale” infilato in un gruppo tendente all’“impersonale infinito” verso una definizione in continua evoluzione. Mio è il lavoro “underground” e per qualunque annesso di livello teorico delego Sandro e Giovanni, che ben mi rappresentano e lo fanno meglio di quanto io potrei fare in ogni caso

Sandro Battisti: Il cyberpunk è sempre presente nei nostri scritti, nel nostro modo di pensare: è tecnologia che viviamo ora, dopo che i cyberpunkers l'hanno prevista (in parte) 20 anni fa. Cyberpunk è un'attitudine al meraviglioso mondo tecnologico, ma bisogna prescindere da questa ristretta visione e immergerci dentro altri fattori, altre sensibilità; bisogna capire che l'attuale esistenza (ovvero ciò che cerca di sintetizzare il connettivismo) è un crogiolo dove si riesce a vivere la visione quantistica, quella caotica e matematica, quella dei misteri dei grandi antichi di Lovecraft, le percezioni acide della rivoluzione degli anni '60 del movimento psichedelico. Il cyberpunk, agli occhi moderni, appare come un movimento bello ma limitato intrinsecamente.

Del cyberpunk è ancora attuale il discorso postumano e la tendenza alla tecnologia, ma non possiamo più accettare la visione esclusiva delle protesi cibernetiche, perché ormai sono diventate soltanto una semplice macro del comune modo di pensare; né possiamo ritenere - stilisticamente -valido un linguaggio volgare, quello sì di pura matrice punk che, ormai, ha fatto il suo tempo.

C'è bisogno di poesia e di visionarietà pura, quasi surrealista; il cyberpunk mal si presta a questi stilemi.

 

Giovanni De Matteo: Il connettivismo nasce da una sensibilità postcyberpunk e si configura come un tentativo di superamento dei limiti della fantascienza degli anni Ottanta. Se infatti il cyberpunk ha espresso una letteratura ad altissimi livelli (con William Gibson a spiccare su tutti) e visioni fantascientifiche di sicuro impatto (penso alla "Matrice Spezzata" di Sterling, ai racconti di James Patrick Kelly, Lewis Shiner e Tom Maddox, al tecnofemminismo di Pat Cadigan, all'indagine socioculturale di John Shirley e alla fantasia sfrenata di Rudy Rucker), è anche vero che il Movimento ha presto esaurito la sua carica dirompente in favore di una ripetizione manieristica di schemi e modelli. Probabilmente gli scarsi risultati raggiunti dagli emulatori del cyberpunk sono dovuti anche a scelte non proprio indovinate dei suoi fautori: significativo, per esempio, l'atteggiamento di Bruce Sterling, considerato l'ideologo del cyberpunk, che per un certo tempo non ha perso occasione per ripetere che gli unici veri cyberpunk erano gli scrittori inclusi in "Mirrorshades". Un errore strategico che dal mio punto di vista ha impedito quel continuo afflusso di idee che è linfa vitale per la maturazione di un genere. Così, paradossalmente, mentre i vecchi cyberpunk si dissociavano gradualmente (anche se mai ufficialmente) dal Movimento, finendo per spingere Sterling a dichiararne la morte nel giugno 1991, una nuova generazione di autori veniva fuori ed eclissava la gloria trascorsa del cyberpunk: penso a Neal Stephenson e Michael Marshall Smith, ma anche a veterani come Vernor Vinge e K.W. Jeter, che dopo avere in qualche modo ispirato il filone si erano tenuti in disparte per quasi tutti gli anni Ottanta. E proprio dal postcyberpunk sono emerse le voci più interessanti della SF di questi ultimi anni: gli scozzesi Iain M. Banks e Ken MacLeod, l'irlandese Ian McDonald, il gallese Alastair Reynolds e soprattutto gli inglesi M. John Harrison (altro veterano), Richard K. Morgan e Charles Stross.

Il connettivismo condivide con il cyberpunk l'attenzione per l'impatto sociale e culturale della tecnologia sul mondo in cui viviamo, ma cerca anche di spingere oltre la speculazione. In una direzione in primo luogo scientifica, cercando di non trascurare gli aspetti più avanguardistici della ricerca e i loro possibili esiti futuri, che potrebbero essere cruciali per la messa a punto delle cosiddette "tecnologie postumanizzanti"; e in seconda battuta muovendosi verso una possibile sintesi delle principali vocazioni espresse dalla fantascienza, combinando insieme l'anima tecnologica e l'attenzione sociologica.

 

 

3) Come si è detto, al di là del cyberpunk, il connettivismo attinge a diversi serbatoi. Rimanendo nell’ambito dei precursori appartenenti ad un passato più o meno remoto della fantascienza, il movimento trae spunto dalla fantascienza sociologica, dall’ucronia e dall’hard-sf, ma con delle distinzioni che meriterebbero approfondimento. Per quale motivo viene riconosciuto tra i fari che illuminano la strada connettivista la sf sociologica di Delany ma non quella di Silverberg? Perché le ucronie di Masali e Ricciardiello ma non quelle di Turtledove? Perché l’hard-sf di Greg Egan ma non quella di Isaac Asimov?

 

Sandro Battisti: Posso risponderti solo per Egan, che è l'unico che davvero conosco bene: la fantascienza è speculazione tecnologica, prima ancora che sociologica, e chi meglio di egan incarna, ora, il concetto di fantascienza?

 

Giovanni De Matteo: Tutte le avanguardie della fantascienza possono vantare crediti nei nostri confronti. E' inevitabile poi che per una questione di gusti e affinità si finisca per preferire come modelli alcuni autori piuttosto che altri. Delany e Silverberg hanno entrambi esercitato un certo influsso sulla mia visione della fantascienza, e se alla fine Delany è riuscito a prevalere è stato inevitabile in virtù dell'impatto della sua scrittura. Anche Silverberg ha scritto cose notevoli e veri e propri capolavori (da "Morire dentro" ai romanzi brevi recentemente ripubblicati da Fazi), ma nella sua produzione, a differenza di Delany, rivestono un ruolo minoritario. Sull'ucronia e la fantascienza tecnologica il discorso è invece un po' diverso. Non sono un amante dell'ucronia, se non quando questo genere viene usato per gettare una nuova luce sulla storia e intessere, attraverso un processo di induzione, considerazioni d'ordine universale. Masali e Ricciardiello lo fanno entrambi, sulla falsariga di Philip K. Dick o anche di Robert Harris. Turtledove resta invece confinato sul piano del puro esercizio del "what if", senza davvero tentare l'assalto alle vette della speculazione. Amo invece moltissimo la fantascienza tecnologica: Egan è per me una delle voci più importanti espresse dal genere negli ultimi quindici anni, per la sua capacità di azzardare trame intorno a idee prese in prestito dalla ricerca più avanzata. A differenza di Asimov, non si serve dei moduli di genere solo per formulare discorsi metaforici sullo stato attuale delle cose, ma si spinge oltre, arrischiando ipotesi intorno al nostro domani. E' per questo che lo trovo estremamente interessante.

 

Marco Milani: Che dire… Ti darò la mia opinione da “svampito” del connettivismo. Vada per gli spunti, vada per i precursori, vada pure per i riconoscimenti: alla fine parole rimangono. Ribadirei su una certa “duttilità” del connettivismo, da tener sempre presente, senza incanalature forzate su fari riconosciuti. La collocazione di oggi può essere l’esatto contrario di quel che sarà domani. Se Delany è, al momento, una faro perché non Asimov per una lucina di posizione del cruscotto? Restiamo sull’ampio, porte aperte e niente limiti. Facciamo il mio caso, un’anomalia forse nel contesto connettivista. Delany, Silverberg, Egan. Non mi hanno lasciato strascichi. Masali, Ricciardiello. Mai letti (strano ma vero). Turtledove. Ho letto qualcosa e non mi ha detto un granchè. Asimov. Ho letto tutto o quasi, certamente, mi ha influenzato. In ogni caso io rientro tra i connettivisti fondatori, così è scritto. La somiglianza o i riferimenti a questo… O a quello… È tutto relativo: al di là di tutto, il connettivismo non ha uno stile preciso suo ed è il sirultante di una sommatoria, direi che è una verità lontana a cui tutti ambiscono arrivare a dare una risposta, ovviamente dopo essersi posti dei quesiti. Lo spunto reale direi che è qui, nella somiglianza delle domande che ci si pongono verso una Verità unica e univoca, certo futuribile ma sempre esistita e sempre presente. Quindi, la chiuderei con un classico “tutte le strade portano a Roma” e ognuno prenda la strada e il mezzo che vuole e con la variante del punto di partenza.

 

 

4) All’inizio il connettivismo era un movimento “underground”, i cui autori pubblicavano e si confrontavano reciprocamente solo attraverso internet, che pareva l’habitat naturale di un filone lontano dagli schemi canonici e abusati della fantascienza “vecchia maniera”. Allora (forse allo scopo di acuire il sapore carbonaro della cosa) i connettivisti celavano le loro identità dietro a degli pseudonimi. Successivamente voi tre avete fondato la bella rivista cartacea NeXT e siete apparsi in varie iniziative editoriali (anche prettamente connettiviste) con le vostre reali identità. Come mai queste scelte? Si tratta di un cambiamento di rotta rispetto a quella originaria oppure di uno sviluppo naturale dell’evoluzione del movimento?

 

Giovanni De Matteo: E' vero, la scelta di adottare degli pseudonimi è stata una delle iniziative credo più originali del Connettivismo: un autentico segnale di rottura in un'epoca in cui tutti (aspiranti scrittori, aspiranti veline e aspiranti rockstar) inseguivano su internet il sogno di una celebrità facile. Noi siamo nati come webwriter, quindi era piuttosto naturale per molti di noi usare dei nickname per i nostri blog, sui forum, nelle liste di discussione. Abbiamo deciso di sottolineare il nostro attaccamento alle origini codificando proprio un punto del Manifesto dedicato alla questione. E devo dire che nessuno degli autori che hanno aderito al Connettivismo ha manifestato dubbi o perplessità al riguardo. Ma la segretezza non è mai stata un nostro obbiettivo: diciamo piuttosto che somigliava a una prova di iniziazione, il segno di una totale e convinta adesione del candidato all'ideale comune del Movimento. Anche se su NeXT continuiamo a pubblicare solo sotto copertura, fin da subito tutti sono stati lasciati liberi di usare ovunque volessero i loro veri nomi, e a nessuno è stata imposta la riservatezza esclusiva. Anche se ancora adesso, quando mi capita di incontrare nel "tempo lento" del mondo reale amici conosciuti sul web, è più facile che loro mi si rivolgano chiamandomi X, sono convinto che nessun editore avrebbe mai accettato di pubblicare un libro con il mio nickname al posto del mio nome e meno che mai un'antologia di autori tutti coperti da pseudonimo.

L'approdo su carta non è in realtà una contraddizione per un movimento sensibile alle più diverse forme di espressione. La rete è un mezzo potentissimo, ma ancora non completamente efficace: esiste ancora oggi una larga fetta di lettori che non frequentano i sentieri elettronici di Internet, che vanno a sommarsi a quanti ancora guardano con sospetto le pubblicazioni sul web. Anche tra gli appassionati di fantascienza c'è chi legge praticamente solo su carta o addirittura non ha nemmeno una connessione domestica, e magari in mezzo a loro si nasconde anche qualche potenziale connettivista, qualcuno a cui serve solo un minimo stimolo per cominciare a intuire le molteplici risorse e potenzialità intrinseche della tecnologia (o almeno di un determinato uso della tecnologia...). Come scrittori e più in generale come operatori culturali, tutti noi aspiriamo a raggiungere il bacino di lettori più vasto possibile. Prima o poi, quindi, un approdo alla carta era inevitabile, e se NeXT resta pur sempre una rivista cartacea distribuita principalmente via internet (per noi infatti la rete è il principale strumento di promozione e abbonamento), la vera transizione si è compiuta con "Supernova Express", che di certo è riuscita a raggiungere anche gente che prima non ci aveva mai nemmeno sentiti nominare.

 

Marco Milani: Nessun cambio di rotta. Per il connettivismo e per Next abbiamo optato per mantenere i nostri relativi Nickname, anche se in verità non ricordo quale dei miei due ‘colleghi’ abbia sparato la proposta o le modalità con cui è venuta la decisione.

Vabbè… Applicando al connettivismo la mia “logica zen”, come la storiella tibetana del ruscello che scorre giù per la montagna, ho optato per la posizione dell’acqua. E qui non mi dilungo oltre, o vado per altre strade.

In ogni caso ognuno di noi aveva già iniziato una “carriera” (termine certamente esagerato) letteraria prima di confluire “naturalmente” nel connettivismo. Io avevo già domist.net Letteratura e Pace e tutte le sue implicazioni - dal Progetto Letterario Internazionale, agli interscambi con le realtà web, al Noir No War che avevamo editato per aiutare Emergency, al mio primo libro in un progetto a favore di Amani for Africa, alla fiera del libro “Libromente” ecc. – e portato a conclusione in stampa due libri e partecipazioni varie.

Il connettivismo ha visto Next.

Il “dopo” connettivismo ha solamente “Supernova Express”, al momento, con la scelta nominativa dovuta ad un discorso con l’editore.

I singoli componenti, oltre all’insieme, continuano anche sul “personal”.

Il “futuro” connettivista sarà un esponenziale sommatoria di singolarità e gruppo.

 

Sandro Battisti: A dire il vero non so bene perché i nostri nick siano diventati sempre di più cortine a scomparsa; credo che le esigenze editoriali siano state soverchianti, così da costringere ad affiancarci, non accantonandoli, ai nostri nick. che continuano a essere sempre presenti in ogni iniziativa: ecco, direi che c'è stata una sorta di completamento con i nostri nomi anagrafici, inquesto senso c'è stato uno sviluppo naturale del movimento; il senso del carbonaro rimane, credo sia evidente, perché siamo sempre un movimento collaterale, una nicchia della nicchia che presume di portare a spasso quel gran mammuth che è la fantascienza.

 

 

5) Una delle principali critiche che vengono mosse al cyberpunk (e forse anche una delle ragioni che lo hanno portato al declino) è quella di avere gradualmente dissipato il suo carattere critico e innovatore per assestarsi al rango di moda e, in un secondo momento, di status symbol. Ritenete che ciò sia possibile in qualche misura anche per il connettivismo? E in tal caso, come scongiurare questo processo?

 

Marco Milani: Direi che non serve fasciarsi la testa prima di rompersela, semprechè dovesse succedere, e non è detto. Il connettivismo è solamente ai blocchi di partenza, e magari arrivasse ad assestarsi al rango di moda, status symbol o che altro. Adesso come adesso ci farei la firma se dovesse essere quello il nostro futuro. Per il declino, ripeto, dal nostro livello attuale e ovviamente facendo un confronto in “senso lato”, non sarebbe per nulla una brutta cosa: sarebbe un “dopo” anche accettabile (niente è infinito, ciò che inizia ha sempre una fine) se il ‘prima’ avesse raggiunto i livelli del cyberpunk.

 

Sandro Battisti: Quello che ho criticato pubblicamente del cyberpunk, in un articolo apparso tempo fa su Fantascienza.com, è proprio la sua incapacità di massima nel portarsi avanti nel futuro; così, il cyberpunk si è arenato sull'oggettistica geek attuale, scivolando via via nella referenzialità della cibernetica e degli innesti craniali: non è andato oltre, è morto lì. Il connettivismo deve spingersi oltre le attuali frontiere, deve innovarsi sempre. Sempre! Deve saper trovare, ogni giorno, nuovi stimoli tali da spostare continuamente, un po' più in là, il limite postumano. anzi, a dirla tutta, per come la vedo io il connettivismo ha già ampiamente superato i limiti postumani spingendosi nei territori della negazione della biologia attraverso l'uso della tecnologia, è nei luoghi dell'energia pura che confina, semanticamente, con l'esoterismo: questi sono i nuovi confini, la frontiera; questo è ciò che aspetta il connettivismo, oggi.

 

Giovanni De Matteo: Non credo che il connettivismo corra quel rischio. Innanzitutto, vista la situazione attuale, dubito che un movimento sorto in seno alla fantascienza, per quanto alimentato pure da altri stimoli e suggestioni eterogenee, possa attestarsi come un fenomeno di costume. La gente guarda la TV, forse mostra i primi segni di stanchezza di fronte ai reality, ma ci vorrà ancora molto prima che si convinca dell'utilità (proprio così: utilità) di un genere che ha sempre guardato con sufficienza. Presto diventerà però chiaro a tutti che la fantascienza offre una delle chiavi di lettura più efficace (se non la migliore in assoluto) per le piccole rivoluzioni quotidiane che già oggi stanno stravolgendo la nostra percezione del mondo. Non tutto è perduto, insomma, solo che c'è ancora molta strada da fare.Negli anni Ottanta, la rivoluzione elettronica e una scena underground particolarmente attiva permisero al cyberpunk di attecchire nell'immaginario, prestandosi poi a tutte le operazioni commerciali che in qualche misura ne hanno sfruttato i richiami estetici. Oggi noi abbiamo dalla nostra la Rete: sta solo a noi indovinare la strategia giusta per diffondere la nostra voce. Il Web 2.0 offre già grosse potenzialità al riguardo, grazie ai blog e alla condivisione di contenuti multimediali e/o di universi virtuali interattivi. Ma è anche un mezzo straordinariamente dispersivo. Emergere non è facile, per quanto stiamo raccogliendo una considerevole massa critica.

In secondo luogo, il cyberpunk morì nell'istante stesso in cui i suoi fondatori (con particolari responsabilità per Sterling) decisero di non avere bisogno di nuove voci da affiancare al loro coro. Forse fu una scelta tattica in parte motivata dalla necessità di autoconservazione, la cui urgenza è molto forte nei primi tempi di vita di un movimento. Ma alla lunga questa soluzione mostrò i suoi limiti, con la conseguenza che quando l'etichetta cominciò ad andare stretta ai suoi membri, il cyberpunk praticamente si estinse. Per fortuna, con Stephenson, Vinge, Marshall Smith e Jeter vennero fuori subito cose notevolissime sorte in quell'atmosfera, che confluirono nella marea postcyberpunk. Il connettivismo, fin dalla sua nascita, si fonda sul confronto diretto con istanze nuove: l'importante è condividere la sensibilità di fondo e gli obiettivi, poi ognuno viene lasciato libero di seguire il proprio personale percorso espressivo. E questa intuizione ci sta permettendo di crescere ogni giorno di più.

 

 

6) Com’è nata l’idea di fondare NeXT, la rivista ufficiale del connettivismo?

 

Marco Milani: Qui la vedo grigia… i neuroni di memoria non mi trasmettono nulla. E’ nata! 
Fai un copia/incolla con la risposta che ti darà Giovanni. Vale anche per me.

 

Giovanni De Matteo: L'idea di una rivista cartacea ci ha sempre affascinati, ma se è diventata una realtà è stato per la tenacia e perseveranza di Sandro, che non ha smesso un istante di spingere in quella direzione. NeXT è nata così tre mesi dopo la pubblicazione del Manifesto e ancora una volta la nostra missione è stata agevolata dalla rete. All'epoca (gennaio-febbraio 2005) ci trovavamo nella nostra situazione di maggiore lontananza: Marco a Rovigo, Sandro a Roma e io in Francia. Risolti i nodi tecnici (costi di stampa, formato, tipografia) riuscimmo a mettere insieme un numero 0 a tempo di record nel giro di un paio di settimane: ricordo ancora di avere scritto l'editoriale sul tavolinetto traballante di un fatiscente albergo dalle parti della stazione ferroviaria di Grenoble: un posto più adatto ai pruriti boccacceschi della commedia all'italiana anni '70 che alla fantascienza del nuovo millennio, ma tant'è... NeXT ricevette subito un'ottima accoglienza: ricordo con estremo piacere le generose parole che Silvio Sosio e Vittorio Catani (non i primi arrivati, insomma) ebbero per il nostro operato. Quando Giorgio Messina della Cagliostro ePress (con cui avevo incominciato a collaborare in veste di sceneggiatore per gli speciali di EON, uno dei free-comics italiani più scaricati della rete, se non il più scaricato in assoluto) entrò nella squadra di NeXT, ci fornì il suo preziosissimo tocco per la cura grafica della rivista, e a quel punto fummo davvero pronti a partire.

Le due finali al Premio Italia raccolte l'anno scorso e quest'anno sono la dimostrazione del buon lavoro svolto finora, con l'imprescindibile sostegno dei nostri numerosi collaboratori (tra cui, non dimentichiamocelo, anche uno scrittore che si firma con una lettera dell'alfabeto greco...).

 

Sandro Battisti: fondare una rivista cartacea era un'idea che ci percorreva da prima del connettivismo: de matteo me ne aveva parlato a suo tempo e in quel momento gli avevo risposto che sarebbe stata una follia imbarcarsi in quell'impresa; poi, quando la follia ha cominciato a prender forma (vedi connettivismo) ho capito che era il momento di mettersi in gioco su tutto, e allora ho dato ragione a de matteo proponendogli NeXT.

 

 

7) NeXT si distingue dalle altre fanzine essenzialmente per due aspetti: i contenuti e la vasta gamma di forme espressive attraverso la quale essi vengono diffusi. Su NeXT è possibile apprezzare delle illustrazioni notevoli, liriche e persino jam session. Del resto avete introdotto il connettivismo nel mondo del fumetto, della musica, della cinematografia… C’è qualche altro veicolo di divulgazione connettivista che non avete ancora sperimentato e che vi piacerebbe provare? E tra quelli con i quali vi siete invece già cimentati, quale vi ha regalato maggiori soddisfazioni?

 

Giovanni De Matteo: Personalmente, ho avuto modo di confrontarmi, oltre che con la scrittura tradizionalmente intesa, anche con l'universo dei blog e con le sceneggiature per i fumetti. Tutte queste esperienze mi hanno lasciato una traccia significativa, tant'è che cerco di portare avanti la mia attività su ciascuno di questi fronti.Da un punto di vista artistico, la soddisfazione maggiore è venuta forse proprio dalle tavole: alla scorsa Comicon ho finalmente potuto apprezzare la resa su carta di "Pi-Quadro", dopo tanta gavetta il primo fumetto veramente "mio". Su interessamento di Giorgio Messina, il comandante in carica della Cagliostro ePress, dopo le esperienze con gli speciali di EON e la serie regolare di DN4-e, mi sono lanciato nell'avventura di concepire un'opera tutta mia. Anche in questo caso la guida di Giorgio è stata imprescindibile, e altrettanto merito va riconosciuto agli artisti che si stanno alternando alle matite: Davide Tognetto, Simone Scarlatella e Luca Piersantelli, tutti hanno contribuito con le loro visioni e i loro preziosi consigli a plasmare il mondo post-Singolarità di questa Napoli apocalittica. Il fumetto uscirà a puntate su Solaris*, la nuova rivista di fumetti e fantascienza della Cagliostro, e spero davvero che il risultato possa stupire il lettore come è riuscito a sorprendere l'autore... Sotto una prospettiva puramente umana, un'esperienza fonte di continue soddisfazioni è assicurata dal blog.

Attraverso il mio "Strano Attrattore" (raggiungibile all'URL: http://junction.splinder.com) ho modo di confrontarmi quotidianamente con altri appassionati sui temi che ci stanno a cuore: la fantascienza, il futuro, la storia segreta della mia terra (quella dei Passannante e del brigantaggio, per fare un esempio, che non è mai stata introdotta a dovere nei programmi scolastici). E come dimenticare la straordinaria suggestione della Supernova Jam Session? Organizzata in occasione del Solstizio d'Inverno sul Blog del Connettivismo (http://supernovaexpress.splinder.com) per festeggiare i due anni del Manifesto, è stata un evento di scrittura collettiva e multimediale che ha visto la partecipazione di una dozzina di connettivisti scalmanati, e che non sarebbe stata possibile senza il supporto potente e immediato fornito dal blog.

Se dovessi scegliere una nuova forma di espressione con cui confrontarmi in futuro, mi piacerebbe molto il cinema. Sogno da anni una piccola produzione: di sceneggiature nel cassetto ne ho tante, di vario metraggio e ispirazione assortita (dalle trasposizioni di racconti famosi a script originali). Aspetto di vincere il Supernenalotto per allestire uno studio tutto mio e partire.

 

Sandro Battisti: Connettivismo è un movimento multimediale, assolutamente votato a una sorta di sinestesia che ha, come fine ultimo, l'olografia.

Ogni avventura è stata soddisfazione, dalle jam session internettiane - qualcosa di cui second life e il mondo delle chat hanno assoluto bisogno - ai programmi radiofonici, dalle sessioni di reading live davanti a del pubblico casuale o scelto ai fumetti, passando poi per il cinema, per la classica scrittura in solitaria o in tandem, per la realizzazione di opere editoriali cartacee e non solo... Ci manca la tv. Ma ci stiamo lavorando da un po'; però, se c'è qualcosa che mi fa battere davvero il cuore, be', quello è il cinema, dove ogni cosa che avviene ha del magico e dell'esoterico - oserei dire; dove qualsiasi cosa accade, ed è perché ha impliciti molteplici richiami, citazioni, di un mondo che si dimostra improvvisamente presente e premente su di te che stai realizzando o aiutando a realizzare l'opera.

Non ho trovato nessun altro mezzo espressivo così potente, evocativo, autoricorsivo e prontamente disponibile a riallacciarsi alle occorrenze junghiane della sincronicità, come quello del cinema.

Marco Milani: Cosa manca… mi pare che più o meno attraversiamo tutto lo scibile artistico. Pittura e scultura? In effetti avevo pensato ad un linguaggio connettivista, totalmente da inventare, o ad un’arte marziale connettivista. Ma sono cose troppo da psicopatico (ovvero mie) e serve la mente vuota e nulla da fare. In questo momento “ho da fare”.

 

8) Le vostre affinità elettive e le vostre ispirazioni vi hanno permesso (grazie a Internet) di realizzare i progetti comuni pur abitando in città diverse e distanti abbastanza da far sì che la prima volta in cui vi siete visti “dal vivo” tutti e tre assime sia stata nel corso della NextCon di Vimercate. Che cosa ha significato Vimercate per voi e per il connettivismo? C’è stato qualche episodio particolarmente interessante, curioso o divertente che vi va di menzionare?

 

Marco Milani: Vimercate è stato un punto d’arrivo e contemporaneamente di partenza. D’arrivo perché il ritrovarsi, e non solo noi tre, ha significato dare finalmente forma concreta ed efficacie a tutto ciò che è stato svolto. Di partenza, poiché è stato un rinsaldare e caricare le ‘molle’ per il prossimo passo evoluzionistico: le gocce d’acqua si sono trovate, assemblate ed ora si muovono come un unico oceano.

 

Giovanni De Matteo: In qualche modo l'affinità elettiva ha vibrato in noi con tutti i presenti alla NextCon. Eravamo proprio tutti sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda, una cosa difficile da descrivere a parole. Alex Tonelli e i ragazzi della Frogram hanno fatto un lavoro eccezionale, riuscendo a farci sentire praticamente come a casa... Quella giornata è stata davvero speciale, un'esperienza unica che difficilmente riuscirò a dimenticare: tanta passione concentrata in un solo posto non è cosa facile da trovare in giro. A fine serata la soddisfazione era evidente sui volti di tutti: ancor più che per come erano andate le cose, per le interazioni che eravamo riusciti a rafforzare tra di noi. A Vimercate si sono consolidate vecchie collaborazioni e sono nati nuovi progetti.

Cosa chiedere di meglio?

Un evento particolare? Be', c'eri anche tu quando con Claudio Iemmola e Domenico Mastrapasqua abbiamo accompagnato al capolinea della metropolitana il nostro Marco Zolin. Un'ora di tangenziale e, al ritorno, la cucina del ristorante dove ci aspettavano gli altri era chiusa. E allora abbiamo dovuto ripiegare su un salutare panino alla salsiccia proprio di fronte alle Torri Bianche. Riuscire a trovarlo, quel paninaro aperto, è stata un'odissea notturna degna del peggior B-movie metropolitano. Ma le risate che ci siamo fatti con Claudio e l'accento russo del suo navigatore satellitare hanno scandito ogni istante del viaggio...

 

Sandro Battisti: Vimercate ha significato il punto di arrivo, necessario alla vera partenza. È stato il summa di un percorso aggregatore verso cui ci eravamo incamminati alla nascita del connettivismo e ancor prima, nel momento in cui abbiamo deciso di formare un fronte comune verso chissà quali lidi; il tutto, ovviamente, non era per niente un percorso certo e cosciente di quello che sarebbe avvenuto, qualcosa di simile a ora, che non sappiamo dove potremo arrivare.

 

 

9) Tra l’altro a Vimercate è stata presentata ufficialmente l’antologia-manifesto del connettivismo, “Supernova Express”. Cosa ne pensate del libro?

 

Marco Milani: Lascio che si sbizzarrisca l'ideatore primario, Giovanni.

 

Giovanni De Matteo: E' il libro che volevo fare da anni. Il Movimento aveva bisogno di un'antologia collettiva, una sorta di punto della situazione. Come tale è estremamente veritiera e allo stesso tempo ingannevole, nell'indicare lo stato di salute del connettivismo. Mi spiego meglio, cercando di risolvere questo apparente controsenso. Un libro, come sai, non nasce dalla mattina alla sera. C'è un lungo lavoro di preparazione dietro, tanto più trattandosi di un'antologia: un lavoro che ha coinvolto tutti gli autori, accomunati nell'esperienza del progetto, finendo per interessare lo stesso Valerio Evangelisti, che ci ha voluto gentilmente concedere l'onore di una sua introduzione scritta ad hoc. Ma proprio per il tempo intercorso tra la sua ideazione e la sua pubblicazione, "Supernova Express" mostra in maniera fedele cos'era il connettivismo "delle origini". Essendo stata concepita a meno di un anno dalla pubblicazione del nostro primo Manifesto, cristallizza un momento ben preciso del Movimento ma tuttavia lontano nel tempo: insomma, è solo un preludio agli sviluppi che si sono compiuti nel seguito e che sono tuttora in corso di svolgimento. Dopotutto, l'essenza del Movimento - come andiamo ripetendo in maniera ossessiva fin dalla sua costituzione - sta nella sua capacità di autorinnovamento. E autorigenerazione, aggiungerei: dal 2005 a oggi abbiamo perso alcuni pezzi, casi rari che si sono dissociati dal connettivismo; ma molti di più ne abbiamo acquisiti lungo il cammino, arricchendoci grazie alle nuove esperienze che sono andate a sommarsi al background costruito insieme. Il Movimento è in continua evoluzione. Per questo non escluderei futuri aggiornamenti cartacei.

 

Sandro Battisti: L'antologia, del connettivismo, la prima, è stato un importante, decisivo passo avanti del movimento: 12 autori in completo suono anarchico ma che, insieme, hanno realizzato il sound connettivista, cristallizzato al momento della compilazione del libro. Come in ogni realizzazione, ci sono stati momenti diversi, alcuni esaltanti altri meno, ma l'esperimento ha sortito i risultati sperati, ovvero rompere la giunzione e provocare il flusso di elettroni, come se si fosse in prossimità di una giunzione da semiconduttore. Tutti gli autori hanno dato il meglio e hanno rispecchiato completamente lo spirito del movimento: open source, aperto a ogni contributo anche completamente differenti tra loro, e innovativo, capace di gettare la propria ombra su più generi.

Poteva essere un'opera migliore? Temporalmente no, in quel momento era giusto uscisse un libro così; ora, probabilmente c'è bisogno di nuovi orizzonti.

 

 

10) Progetti per il futuro?

 

Sandro Battisti: sono sempre diviso tra molteplici progetti: ho in cantiere l'editing del mio nuovo romanzo, terza puntata della saga dell'impero connettivo; sto scrivendo un altro romanzo a quattro mani con Pykmil e sto realizzando un altro racconto molto particolare, sempre a quattro mani, con un personaggio misterioso. Poi, ho intenzione di performare il mio reading multimediale - musica, immagini, parole, sensi - "from a fuzzy point of view", in più luoghi possibili, e vorrei realizzare quanto prima lo spin off (in un nuovo cortometraggio) del mio personaggio della "trentunesima ora", il finora unico corto connettivista; realizzazione che va di pari passo con un clip videomusicale che vuole rendere cinematograficamente i punti salienti del nostro manifesto. Infine, continuo l'attività radiofonica e vorrei implementare quella televisiva, oltre a continuare a scrivere storie e articoli nuovi per Next e Fantascienza.com. vorrei tirar fuori un libro tutto mio...

 

Marco Milani: Come al solito. Parafrasando...  Di tutto di più. Sarebbe un elenco troppo lungo, inimmaginabile compreso.

 

Giovanni De Matteo: E chi non ne ha? Accarezzo da qualche tempo l'idea di tornare sulla dimensione del romanzo, per proseguire il discorso iniziato con "Sezione Pi-Quadro". Sono tuttavia ancora in alto mare con il necessario lavoro di documentazione, da cui non si può prescindere se si vuole scrivere un'opera scientificamente attendibile. Quindi nel frattempo porterò sicuramente a termine il progetto grafico gemello del romanzo, la serie "Pi-Quadro" pubblicata a puntate su Solaris* (rivista di fumetti e fantascienza curata da Giorgio Messina per la sua Cagliostro ePress). E magari troverò il tempo per finire un romanzo breve che da diversi mesi ho in testa: una space opera postumana che sia soprattutto un omaggio al Delany di "Stella Imperiale" e "Babel-17". Ma siccome mi capita di costruire e distruggere piani per il futuro con l'impeto di una tempesta tropicale, invito chiunque fosse interessato a seguirne le evoluzioni sullo Strano Attrattore (http://junction.splinder.com).


Grazie a te e a tutti i lettori di Continuum. E restate sintonizzati con noi sulle frequenze del futuro!