Dejà Vu – Corsa contro il tempo

Gianni Ursini

 

Dejà Vu – Corsa contro il tempo

di Tony Scott (USA 2006)

 

 

 

 

 

Sulla scia dell’ormai inflazionato filone dei viaggi nel tempo, arriva sugli schermi questo film alquanto fracassone con pretese romantiche. “Dejà vu” è un modo di dire francese che vuole descrivere quel fenomeno mentale che avviene quando una persona crede di avere già vissuto una determinata esperienza oppure di essere già stata in un posto, mentre la realtà dei fatti sta a dimostrare che tutto ciò non è possibile. Per spiegare stranezze del genere esistono essenzialmente tre scuole di pensiero. I razionalisti sostengono che si tratta semplicemente di un piccola e momentanea disfunzione dei neuroni del cervello. Un sinapsi che non scatta a dovere, et voilà, anche alle persone perfettamente normali può capitare qualche piccolo attimo di pazzia. Poi ci sono gli spiritualisti che tirano in ballo astruse teorie sulla trasmigrazione delle anime e sul passato che ritorna. Infine ci sono quelli che sostengono che è tutta colpa delle numerose macchine del tempo che scorazzano lungo i secoli lasciando una serie di ricordi posticci nella testa della gente. Il film di Tony Scott appartiene a quest’ultima categoria. Vi si narra la storia del detective Doug Carlin (Denzel Washington) il quale per sventare un orrendo attentato terroristico si fa scaraventare indietro nel tempo di quattro giorni, nella speranza di beccare l’attentatore prima che commetta il fatto. In una recente intervista il regista Tony Scott ha affermato che il suo film non ha nulla a che fare con la science fiction, un genere che non gli interessa e che ha sempre evitato. Concordo pienamente. In realtà in Dejà Vu – Corsa contro il tempo lo spunto fantascientifico è solo una scusa per realizzare uno dei soliti film alla Tony Scott, pieni di azione, inseguimenti mozzafiato ed esplosioni a catena. I dialoghi come al solito sono ridotti al minimo. Denzel Washington si rende antipatico ridendo in faccia agli scienziati che tentano di spiegargli la teoria del multiverso, ed esibisce per quasi tutto il film un’aria scanzonata come se non credesse neppure lui a quello che sta facendo. Molto più interessante l’interpretazione di James Caviezel nella parte del terrorista Carroll Oerstadt, un maniaco omicida con la passione per le armi. Niente integralisti islamici in questo film, ma un buon vecchio americano al 100% pazzo come un cavallo ed incazzato nero perché l’hanno scartato alla visita di leva per “disturbi comportamentali” (già, chissà come mai). Passato disinvoltamente dalla parte di Gesù Cristo nel recente film di Mel Gibson a quella di un terrorista psicopatico, James Caviezel si conferma attore di razza sfoggiando un accento cajun (dialetto parlato dalla minoranza francese) che purtroppo nel doppiaggio italiano è andato completamente perso. Una delle poche cose apprezzabili del film è la scelta coraggiosa del regista di aver voluto girare la pellicola in una New Orleans che reca ancora i segni vistosi del passaggio dell’uragano Katrina. Per il resto si tratta di una storia che abbiano già visto al cinema in numerose altre occasioni, e realizzata molto meglio. Dejà Vu, appunto.