Il manifesto dei cosmonisti

Il manifesto dei cosmonisti

Di Mikael Niemi

Iperborea

€ 14,00

 

 

 

Se cerchiamo di focalizzare il rapporto fra la Scandinavia e la letteratura fantastica e fantascientifica, ai lettori più anziani o più colti verranno probabilmente in mente autori di passate generazioni come Knut Hamsun, Selma Lagerlof, Karen Blixen. Coloro che sono più versati nel campo mitologico e fantasy forse ricorderanno le due Edda norreniche ed il Kalevala finnico, e magari il fatto che è stato proprio il Kalevala ad ispirare a John R. R. Tolkien Il signore degli anelli; peccato che tutto ciò (Tolkien compreso) con la fantascienza c'entri come i cavoli a merenda. Indubbiamente, però, la Scandinavia fa parte della nostra percezione del fantastico; pensiamo al fatto che essa è lo sfondo indispensabile ad esempio di molti racconti di Alessandro Fambrini, di un romanzo come L'ultimo dei Vostiachi di Diego Marani, di un racconto come Lettera dalla Norvegia di Lino Aldani, addirittura che alcuni nostri studiosi del fantastico, forse a disagio con la “solarità mediterranea” (qualunque cosa significhi) hanno scelto la Finlandia come patria d'elezione: Luigi De Anna e Massimo Berruti. Tuttavia, farsi un'immagine del fantastico scandinavo su questi autori è come basarsi sui western spaghetti per capire gli Stati Uniti (a parte che confrontare Alessandro Fambrini con Sergio Leone è come confrontare una pulce, appunto, con un leone, ed anche il grande Aldani è certo più a suo agio nell'ubertosa terra padana che fra le foreste nordiche).

Certo, chi non è del tutto digiuno di fantascienza si ricorderà, ad esempio delle origini scandinave di Poul Anderson, ma verso la fine degli anni '70 ebbe notorietà internazionale il romanzo King Kong Blues di un genuino autore svedese, Sam Lundwall; e qualche tempo più tardi la rivista “Verso le stelle” pubblicò un numero dedicato alla fantascienza svedese. Tuttavia chi avesse voluto consolarsi constatando che, a parte un paio di buoni racconti, oltre alla SF italiana anche le altre “fantascienze minori” raramente raggiungono i vertici dei migliori autori anglosassoni, vi avrebbe trovato più di un motivo di conforto. In realtà, si tratta di un discorso falso, perché la produzione anglosassone ha un “plateau” enormemente più vasto rispetto alle fantascienze non di lingua inglese, per cui certamente vi si troveranno più facilmente autori di buona qualità ed eccellenti, ma anche una massa imponente di schifezze.

Per conto mio, prenderei in mano con maggiore fiducia un nuovo romanzo di Lino Aldani, Renato Pestriniero, Vittorio Catani, che quello di un pinco pallino dal cognome anglosassone.

Ma torniamo alla fantascienza nordica, ed al fatto che un nuovo autore svedese approda alle nostre latitudini una generazione e passa dopo Sam Lundwall.

Diciamo subito che Mikael Niemi non è un autore specializzato in fantascienza; questo suo “Manifesto” è il secondo libro dopo un romanzo mainstream, Musica rock da Vittula, e la casa editrice Iperborea è un'editrice, come si intuisce anche dal nome, specializzata nella pubblicazione di autori scandinavi, e questo dovrebbe essere letteralmente il suo primo testo fantascientifico.

I cosmonisti, trasparente gioco di parole fra “camionisti” e “cosmonauti”, sono gli autotrasportatori del futuro, od il loro equivalente, che se ne andranno in giro a trasportare merci per pianeti e galassie. Qualcuno ricorderà anche un filmetto fantascientifico, Space Truckers, anche se qui il modello sembra essere piuttosto la Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams.

Il manifesto dei cosmonisti si presenta come un romanzo, sia pure un romanzo pastiche, ma “la trama”, il collegamento fra i vari “capitoli” è talmente vago che mi pare si debba parlare piuttosto di un'antologia.

Il libro si apre con un Congedo in riva al Liviojoki che è l'addio dell'aspirante cosmonista alla vecchia Terra e che, in realtà, si riallaccia direttamente al primo romanzo di Niemi, Musica rock da Vittula, ed è un bel pezzo d'ambiente fra le foreste dell'Alto Nord che fa venire in mente la narrativa di Jack London. Come una specie di contrappasso che ci avverte subito dei notevoli balzi stilistici che incontriamo ad ogni capitolo/racconto di questo non-romanzo, ci troviamo proiettati con Terra in un pezzo che è una gag, una boutade. Il nostro cosmonista si trova subito nel bar di un avamposto spaziale frequentato da una fauna aliena pittoresca ed assortita come quella della celebre scena del locale di Guerre stellari e, quando rivela di provenire dalla Terra, tutti gli alieni assortiti schiattano dal ridere, proprio nel senso che a forza di risate clamorose ci lasciano la pelle. Il nostro eroe è processato per strage, ma quando racconta come sono andate le cose, appena menziona la Terra, tutti quanti si sganasciano nuovamente fino a crepare, e non gli resta che andare a prendere il suo camion-astronave e filarsela alla chetichella.

L'autore ritorna serio nei due racconti successivi, Ponoristi e Il tascapane. “Ponor” è un'abbreviazione per “Point of not return”, “punto di non ritorno”. Nell'epoca dell'esplorazione spaziale, il nuovo sport estremo è quello di lanciarsi nello spazio fino al punto di non ritorno e tornare indietro (se hai carburante, energia, supporti vitali per quattro anni luce, ti puoi addentrare nello spazio per due, perché gli altri due ti serviranno per tornare indietro), e se lo superi, sei condannato ad andare per sempre alla deriva nello spazio. Si tratta di un destino che molti ponoristi sfidano, forse addirittura cercano. L'ibernazione e la possibilità di viaggiare nello spazio per millenni in animazione sospesa offre poi una possibilità in più, quella di arrivare su di un mondo vergine dover far nascere la vita, svolgere il ruolo di Dio, un evento da appagare e giustificare un'intera esistenza: uno dei racconti più intensi e più bella della fantascienza in assoluto.

Il tascapane  dei cosmonisti non somiglia a quelli che conosciamo: è composto da sei tubetti di plastica trasparente sigillati ciascuno dei quali può contenere pochi grammi di materia, ed è l'unico oggetto personale che i cosmonisti possono portare nei loro viaggi. In questi tubetti si può mettere di tutto, dalla terra di casa, a qualche grammo del cibo preferito da ri-assaggiare nello spazio, persino dello sterco (l'odore di stallatico, odore di casa ha salvato più di un cosmonista dalla follia in un viaggio interminabile.

“Un solo cosmonista aveva un tubetto completamente vuoto. Alla domanda dell'intervistatore rispose di aver lasciato il tubetto aperto sul tavolo del giardino una sera d'agosto, mentre seguiva con gli occhi il sole che lentamente sprofondava tra le isole dell'arcipelago. L'aria era tiepida e una sterna codalunga aveva ruotato per un po' sopra la sua testa, per poi tuffarsi dietro uno scoglio e tornare indietro. C'era un odore intenso di alghe, un che di salmastro nel vento.

Aveva chiuso il tubetto in quel luogo e in quell'attimo. Conteneva, spiegò, la felicità”.

Dopo due racconti così seri e così intensi, era inevitabile prendersi una pausa, un po' di relax con qualche raccontino umoristico, satirico.

Pietre  ne è un esempio: immaginatevi che gli scienziati, anzi due scienziate un po' pazze scoprano che le pietre sono esseri viventi in uno stato dormiente, bozzoli, crisalidi da cui un domani fra miliardi di anni emergeranno chissà quali creature. Ed immaginatevi che da questa scoperta nasca un movimento pietrista tipo gli attuali animalisti che imponga, per rispettarle, di non utilizzare alcun manufatto di pietra o di metallo (che è minerale fuso) e ci si ritrovi tutti a vivere in capanne di legno e plastica.

Big Bang  gioca allo stesso modo con le leggi scientifiche. Tutti noi sappiamo che il Big Bang, l'esplosione primordiale da cui ha avuto origine l'universo è partito da una singolarità, un punto di materia e di energia di densità inimmaginabile, uno “gnocco caldo”, ma questo come ha avuto origine? Da uno “gnocco freddo” che è stato fecondato ... da Dio? Non proprio, sarebbe dovuto essere fecondato da uno strano Dio chiamato Rotolo, ma questi ha delegato la ricerca di questi “gnocchi” sparsi nel nulla cosmico ai suoi assistenti, ed uno di questi, il più stupido di tutti, lo ha fecondato accidentalmente ficcandoci dentro la testa, ed è per questo che l'universo che ne è nato è buio e vuoto come la sua testaccia.

Pausa  è un mini-racconto ed è veramente una pausa che Niemi si è preso, una piccola riflessione sullo spazio che contenendo tutte le possibilità alla fine diventa “di un uniforme marrone come la merda” e dove non c'è bene e male, trama od ordito, una morale, alla fine “non c'è nessuna storia”.

Emanuel, Emanuel Creutzer è un tipo francamente bizzarro, e destinato ad avere un posto di rilievo fra i grandi della scienza futura, accanto a Galileo, Newton, Darwin, Einstein: riflettendo e facendo esperimenti sulla più certa delle leggi naturali, la legge di Murphy (dati due eventi che hanno uguali probabilità di verificarsi, di solito accade il più spiacevole, ovvero la tartina cade sempre dalla parte imburrata), ha scoperto le particelle della sfortuna che ha chiamato “Kurt” dal nome di un antipatico avvocato divorzista che ha avuto un certo peso nella sua vita.

Ghiaccio   è un altro raccontino satirico pseudo-cosmologico. Perché le persone in stato d'ibernazione fanno sogni erotici quando, non essendoci nessuna attività cerebrale, non dovrebbero provare niente di niente: la spiegazione è semplice: un ibernato non è vivo e non è morto, l'anima non può lasciare il corpo, e non avendo null'altro da fare, si dedica alla sua passione preferita, perché è una vecchia sporcacciona.

Dopo alcuni racconti umoristici, ritorna il Niemi serio con il racconto eponimo dell'antologia, Il manifesto dei cosmonisti. Isolati nello spazio, chiusi per lunghi periodi nell'ambiente ristretto di un'astronave, i cosmonisti hanno altissime probabilità di darsi sui nervi a vicenda, e ciò a volte ha provocato anche raccapriccianti tragedie. Che fare, allora? La soluzione proposta da Niemi è semplice: abolire le divise, i gradi, le gerarchie, i cartelli di divieto, le differenze di stipendio e creare una tranquilla informalità. La soluzione esposta nel “manifesto” potrebbe essere applicata anche sulla Terra. Scusate, ma su ciò devo esprimere tutto il mio dissenso: una cosa del genere mi sembra più utopica del volo interstellare, altrettanto utopica di quella contenuta in un “manifesto” dal titolo simile scritto nel 1848. La violenza dell'uomo non è prodotta dalle istituzioni sociali, che non fanno altro che rifletterla e semmai contenerla ed attenuarla, ma è intrinseca alla nostra natura.

 Cosa è Il groviglio che dà il titolo al racconto omonimo? E' la versione interplanetaria od intergalattica di Internet. Il racconto è diviso in due parti; la prima ci parla della faticosa scoperta e traduzione dei documenti più antichi dell'universo, che risultano essere i titoli di una raccolta di serial televisivi; nella seconda, ci si rende conto che è diventato impossibile scrivere più qualcosa, di narrativa o di poesia, perché qualunque cosa si tenti di scrivere, l'ha già scritta qualcun altro in qualche angolo dell'universo.

La buca della cotica  è un asteroide-locale intergalattico molto simile a quello che abbiamo già incontrato nel racconto Terra, solo molto più grande e molto più caotico, e come questo verosimilmente ispirato alla mitica scena del bar di Guerre stellari; qui si possono trovare le più bizzarre specie aliene intente, a seconda dei gusti e delle fisiologie, a sorbirsi alcolici, acido cloridrico o secchiate di vermi. Bisogna stare attenti ai parassiti che si attaccano al vostro sistema circolatorio per godersi la vostra sbornia e  ci sono i buttafuori che sono maiali di palude geneticamente modificati; poi quando s'incontrano due gruppi di formiche appartenenti a due diversi formicai, aspettatevi lotte all'ultimo sangue. Il protagonista osserva e descrive tutto questo stando appoggiato ad una colonna, poi deve chiedere scusa perché la colonna non fa parte dell'arredamento, ma in realtà è un avventore.

Fermo!  è un non-racconto come Pausa. Iniziate  a leggere e vi spiega  con molta attestazione di stima per le vostre qualità di lettore e molto compatimento, che è tutto tempo perso, che là fuori dalla nostra Terra non c'è alcuna forma di vita, solo un universo morto e vuoto. Poco sotto troviamo la lamentela dell'autore. Chi si è messo a pasticciare col suo manoscritto raccontandoci un mucchio di panzane?

Androidi  ha un solo difetto, quello di far venire immediatamente in mente Il cacciatore di androidi di Philip K. Dick, ad ogni modo tratta il paradosso degli androidi in maniera stringente. Il giorno che ne avremo realizzati in tutto e per tutto simili ad esseri umani, in grado di comportarsi come noi, di provare sentimenti, persino di accoppiarsi con noi e di riprodursi (se c'è qualcuno pronto ad impiantare un cervello cibernetico al bambino nato da un accoppiamento androide od ibrido), al punto che  per distinguerli da uno di noi sarà necessaria una radiografia alla testa, avrà ancora senso la distinzione fra umano ed artificiale?

Rutvik , invece, è una grande stazione orbitale dove si può sperimentare la realtà virtuale nella sua forma più estrema, essere tutto quello che si vuole finché si è collegati al “gioco”. Un gruppo di otto ricercatori decide di sperimentare un nuovo “gioco” chiamato appropriatamente Nirvana (ma non vi ricorda un certo film di Gabriele Salvatores?) nel quale si può diventare Dio e rifiuta di farsi scollegare, finché, dopo decenni, i loro corpi sono completamente atrofizzati, ma sono veramente diventati delle divinità od è un'illusione pazzesca?

Molti di noi hanno il problema del sovrappeso, e se qualcuno mandasse in giro per mezzo universo un opuscolo che promettesse la perdita del 15% del peso corporeo in poco tempo senza diete né sforzi con Il metodo del galattosio in cambio di un congruo versamento, moltissimi abboccherebbero. E' un imbroglio? Si e no. La forma dell'universo non è, come si potrebbe pensare, quella di una sfera, di un disco, di una spirale, ma di un essere umano maschio, di un – non si sa bene perché – professore del ...zzo. Immaginatevi che proprio lì, al centro dell'universo, che coincide con la punta del pene universale, vi sia un grosso buco nero che risucchia tutta la materia cosmica nei paraggi e che lì sia anche all'opera una compagnia mineraria di proprietà di un capitalista alieno, un andropode che esala acido cloridrico (ma questa è una bazzecola), poiché si è scoperto che prima di essere inghiottita dal buco nero la materia si separa nei suoi elementi disposti belli nell'ordine della Tavola Periodica. Un giorno dal buco nero sbuca un'astronave a forma di sputo gigante proveniente dall'universo accanto, e gli alieni extra-universali propongono al nostro andropode la vendita del buco nero stesso. Affare fatto! La forma dell'universo si modifica, il professore del ...zzo diventa un professore della vagina (una professoressa?), ed ogni cosa nell'universo perde il 15% del  proprio peso, un chilo pesa ottocentocinquanta grammi.

 In Turno di notte ritorna invece il Niemi serio con una storia molto semplice, e con qualcosa di toccante in questa semplicità. Un astronauta pilota che durante il turno di notte dell'astronave individua un relitto, una navicella privata a bordo della quale si trovano il cadavere di una donna ed il corpo di un cane col cranio sfondato a martellate; la storia è tutta qui, ma...

“La ragazza deve avergli accarezzato il muso morbido tenendolo tra  le mani, quando la fine si avvicinava, chiedendogli perdono tra i singhiozzi. Deve averlo guardato nel profondo degli occhi scuri, mentre la coda batteva speranzosa contro il pavimento. Più e più volte ha sollevato il martello per poi riabbassarlo impotente. Ha cercato di convincersi che la sofferenza sarebbe stata breve. Di averlo fatto per amore.

Sul collare c'era un nome. L'aveva chiamata Laika”.

All'opposto, 0,002  vorrebbe essere un racconto umoristico ma risulta di un humor scipito ed assolutamente prevedibile. C'è il classico primo contatto con alieni appartenenti ad una civiltà più avanzata della nostra e l'ammissione al Parlamento Galattico dove la Terra riceve il diritto ad esprimere 0,002 voti.

L'ultimo angolo del tempo è ovviamente l'ultimo racconto dell'antologia, ed il meno che si possa dire è che è un racconto ingegnoso. In una quantità di religioni, dallo sciamanesimo al vudu, si verifica il caso di medium od altre persone che vengono almeno temporaneamente possedute da “spiriti” ed in questa condizione sono in grado di prevedere il futuro. E' possibile dare una spiegazione scientifica di ciò? Niemi ci prova; il suo protagonista che esperimenta questo tipo di possessione scopre semplicemente di essere andato casualmente ad incastrarsi con un essere di un'altra dimensione che ha una percezione del tempo diversa dalla nostra, e per cui muoversi lungo il passato ed il futuro è una cosa normale. Sfruttando razionalmente questa situazione, egli diventa un profeta di successo che ci dà informazioni  strabilianti sul futuro. Dopo l'imminente età torrida che stiamo per vivere, arriverà una nuova età glaciale poi torneranno i dinosauri, e dell'umanità non ci sarà più traccia sulla Terra, ma l'umanità non sarà estinta, avrà abbandonato il nostro pianeta fuggendo nello spazio per cercare di sopravvivere al Big Crash, la fine del nostro universo in attesa del Big Bang prossimo venturo. Ci riuscirà? Non lo sapremo mai, perché l'esplorazione dell'Ultimo angolo del tempo si rivelerà fatale per il nostro veggente.

Come conclusione, si può dire che c'è soltanto da augurarsi di aver occasione di conoscere in futuro, sempre meglio, espressioni di altre letterature fantascientifiche “minori”, non anglosassoni, perché non è affatto necessario esprimersi in inglese per avere idee letterariamente e scientificamente valide, e questo dovrebbe essere d'incoraggiamento anche per i nostri autori.

 

Fabio Calabrese