"La luce di Orione": conferenza stampa di Valerio Evangelisti

LA LUCE DI ORIONE”: CONFERENZA STAMPA DI VALERIO EVANGELISTI

 

 

 

 

Riportiamo fedelmente la conferenza stampa di Valerio Evangelisti, tenutasi mercoledì 14 novembre 2007 all’Hotel Continentale in via San Nicolò n°15 (Trieste), nell’ambito di Science plus Fiction. Ci scusiamo con i lettori per l’omissione del nome dell’intervistatore, dovuta a una negligenza da imputare esclusivamente a chi scrive il presente resoconto.

 

 

 

1) “La luce di Orione” esce dopo cinque anni dall’ultima avventura di Eymerich. Come mai tanto tempo?

 

Volevo dimostrare di saper scrivere di tutto. Ogni libro che scrivo su Eymerich, però, vende almeno tre volte qualsiasi altro argomento io tocchi. Occorreva dunque soltanto l’occasione giusta affinché tornassi ad occuparmi di Eymerich, e l’occasione venne quando l’università di Padova mi chiese di scrivere una guida allo studente. Finii così in una sala chiamata “sala dei giganti”, e mi venne l’idea di unire l’ambientazione di Padova al personaggio di Petrarca e alla sala dei giganti.

Per scrivere la storia, però, dovevo trovare un modo per mandare Eymerich in Italia. Riprendendo la documentazione, mi accorsi che l’Eymerich storico andò veramente in Italia (e più precisamente a Bologna e a Ferrara) perché non aveva accettato un provvidetorato. Ho quindi utilizzato questo espediente per farlo partecipare alla crociata di Federico di Savoia.

 

 

La copertina di “La luce di Orione”, il nuovo romanzo di Valerio Evangelisti

 

 

2) È nato prima il plot del racconto o la scoperta di Eymerich?

 

È nato prima Eymerich. All'inizio scrivevo solo per divertimento: il mio vero interesse verteva sulla storia.
L'idea mi venne a Udine, in occasione di un concorso la cui premiazione si svolgeva in una sala in cui c'erano formiche che camminavano sui muri.

La lettura di un libro intitolato "Storia dell'intolleranza in Europa" mi fece scoprire Eymerich, così unii le due cose e scrissi un racconto che aveva come protagonista un inquisitore-fantasma.
Otto anni dopo, quel racconto divenne un romanzo che pubblicai con il titolo "Cherudek".
In passato, ho scritto anche per conto terzi. Mi è capitato di scrivere un manuale di cucina pur senza sapere nulla di cucina, poi uno sulla scelta universitaria e cose di questo genere.

La svolta venne quando conobbi un famoso psicoterapeuta che voleva scrivere un manuale in tre volumi; mi diede molto materiale e io cominciai a lavorare. Arrivai a un capitolo intitolato "La subpersonalità schizoide” e notai che descriveva il peggio di me, raccogliendo tutte le mie manie come la paura di essere toccato d'improvviso, il fastidio per gli insetti e cose di questo tipo. Incanalai la subpersonalità schizoide allo stato puro in Eymerich. Al contrario di quanto è stato detto, quindi, non fui ispirato da "Il nome della rosa".

 

 

3) Eymerich e Evangelisti sono antagonisti o complici?

 

Antagonisti no: c'è quasi una parentela tra me e lui. Mi diverto a metterlo in situazioni impossibili per vedere come se la caverà, perché così scopro come me la caverei io. È un rapporto stretto. Ciononostante, dò l'autorizzazione a scrivere romanzi e racconti apocrifi su Eymerich: sono uscite antologie apocrife e altre iniziative di questo genere. Tuttavia si percepisce subito che quello degli altri non è il vero Eymerich, che solo il mio è il vero Eymerich. Infatti solo io gli assomiglio veramente, perché sono l'unico ad avere la sua perfidia

 

 

 

Valerio Evangelisti durante la conferenza stampa

 

 

4) Si è mai presentata l’occasione di trasporre le storie di Eymerich su pellicola?

 

C’è un limite, almeno per quanto riguarda il mercato italiano. I film sono tutti finanziati da Mediaset o dalla Rai, e quindi destinati in un secondo momento alle televisioni. La figura del prete cattivo non incontrerebbe certo i favori della Rai! Magari il mercato francese potrebbe offrire maggiori sbocchi. Il mio amico Christophe Gans, regista tra l’altro di “Silent Hill”, sarà libero tra un paio di anni (ora sta trasponendo un fumetto giapponese)…

In passato c’era stata l’idea di realizzare un Eymerich cinematografico interpretato da Gigi Proietti, ipotesi quantomeno curiosa.

Ad ogni modo, mi divertivo di più lavorando sullo sceneggiato radiofonico di Eymerich. Quando venivano trasmesse le puntate (da dieci minuti l’una) alle nove del mattino, la trasmisssione aveva molti ascoltatori. Poi quando venne spostata a mezzogiorno funzionò di meno.

Il lavoro era però molto interessante, perché dovevo evidenziare moltissimo i suoni, la qual cosa non avviene in una sceneggiatura cinematografica.

Potevo comunque rimanere abbastanza fedele al libro, per quanto nella sua versione radiofonica Eymerich risultasse un po’ più buono.

 

 

5) E trasporre Eymerich in animazione?

 

È un mondo su cui non ho alcun controllo… C’è stata invece qualche proposta per realizzare dei videogiochi basati sulla figura dell’inquisitore.

 

 

6) C'è un film che ritieni un buon modello?


Direi il già citato "Silent Hill", anche se non è un film perfettamente riuscito. Ha delle parti molto evocative.

 

 

Un altro momento della conferenza stampa


7) Se per ipotesi ci fosse la possibilità di realizzare veramente un film su Eymerich, quale potrebbe essere il cast ideale?


Sicuramente nel cast non ci sarebbe Gigi Proietti. Quando in passato si studiava il progetto, Jeremy Irons sarebbe stata una scelta perfetta perchè è bravo, costava relativamente poco e aveva una fidanzata in Italia. Si era poi parlato di John Malkovic, ma mi sembra che i produttori a volte si lascino prendere troppo la mano dai nomi "forti". Chi se lo può permettere un ingaggio come quello di John Malkovich?

Altre ipotesi erano Daniel Day Lewis, che in quel periodo era venuto in Toscana a fare il ciabattino dopo aver mollato la moglie a tre giorni dal matrimonio, o Daniel Craig che prima di fare 007 costava poco (e in effetti poteva andare bene: per metà "Casinò Royal" non spiaccica un sorriso).

 

 

8) Come nascono i tuoi romanzi, che notoriamente hanno intrecci molto complessi?

 

Lo spunto iniziale parte sempre da un’immagine. Per esempio nell’ultimo romanzo l’immagine era quella del gigate che esce dall’acqua.

Poi però occorre molta documentazione. Ricordo a tal proposito un episodio che mi fece arrabbiare moltissimo. Franco Cardini aveva scritto sul Corriere della Sera che ero stato tanto geniale da scrivere una bibliografia inventata in occasione di un libro che ho scritto su Nostradamus (personaggio per il quale non avevo alcun interesse, ma la cui storia mi venne pagata bene). In realtà quella bibliografia era autentica, perché il romanzo era il frutto di una faticoso lavoro che mi aveva richiesto di cercare materiale molto raro.

Parti come quelle ambientate nel futuro o nelle dimensioni parallele del ciclo di Eymerich, invece, non necessitano di un’analoga documentazione.

Comunque io cito esclusivamente libri che esistono e che possiedo. Infatti ho parecchi libri di magia ed esoterismo (argomenti che non m’interessano) per poter ricavarne ciò che mi serve per i libri.

 

 

 

Un primo piano del Magister

 

 

9) Qual è il tuo rapporto con il paranormale?

 

Non ho nessun rapporto. Semmai ho la visione dell’universo intelligente (quello che viene chiamato universo olografico), quindi non credo in una concezione meccanicista, ma si tratta di una pura opinione personale. Meno interesse ho per gli UFO, anche se una volta ne vidi uno a Bologna. Fummo in tanti a vederlo, per la verità: era un oggetto triangolare che in seguito venne spacciato per un pallone-sonda, ma che certamente era qualcos’altro. Era fermo e aveva una forma triangolare: non poteva essere un pallone-sonda. Ciò non significa che dentro ci fossero alieni. Era effettivamente, da definizione, un “oggetto non identificato”.

 

 

10) Cosa pensi della narrativa di genere in Italia?

 

Ci sono campi in cui la narrativa sta andando molto bene, tra i quali spicca il noir con autori come Camilleri e Lucarelli.

Anche la narrativa avventurosa capitanata da Sergio Altieri e da Buticchi va forte, seppure meno del noir. A dire la verità, il noir va fin troppo forte, visto che escono troppe cose, tra le quali prodotti di basso livello.

Per quanto riguarda l’etichetta “fantascienza”, sono l’unico sul mercato che vive di quello che scrive e sono sicuramente il più noto nell’ambito. Raramente la sf è uscita dalla nicchia.

Con l’horror siamo messi pure peggio. Dal punto di vista commerciale, l’horror è nella stessa situazione in cui era la fantascienza una quindicina d’anni fa e il giallo nel dopoguerra.

 

 

11) Perché costruisci i tuoi romanzi su vari piani passato/presente?

 

Essenzialmente per tre ragioni. La prima è che è dimostrato che la sospensione della lettura aumenta la carica di suspance. Inoltre questo metodo mi permette di coniugare la passione per la storia e l’interesse per la contemporaneità. In effetti, scrissi la vicenda della R.A.C.H.E. durante la guerra di Jugoslavia: in quel periodo non ce la facevo a parlare solo di Medioevo!

Infine, così facendo, rendo Eymerich dominatore non solo del suo tempo, ma anche del futuro, come fosse un demiurgo.

 

 

A cura di Roberto Furlani