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Salve a tutti! Volevo chiedervi se pubblicate racconti di scrittori esordienti e in caso affermativo di che tipo, di quale dimesione e a che indirizzo... Grazie, a presto!

 

M. Picciariello

 

 

Gentile Picciariello,

noi riteniamo che l’essere una vetrina per degli scrittori esordienti (purché bravi) debba essere una delle prerogative principali di una fanzine come Continuum. Nel corso degli anni abbiamo più volte dato spazio ad autori allora sconosciuti, alcuni dei quali poi hanno proseguito a pubblicare i loro racconti di fantascienza sulla nostra rivista o altrove.

Pertanto ciò che ci invierà sarà gradito e verrà letto scrupolosamente, benché non possiamo garantire dei tempi di risposta rapidissimi a causa del molto materiale in attesa di essere letto.

Il requisito fondamentale che devono avere le opere che ci pervengono è l’appartenenza al genere fantascientifico, senza nessuna discriminazione verso i filoni che lo costituiscono (accettiamo dunque di buon grado cyberpunk, space opera, ucronie, viaggi temporali e quant’altro). Anche le eventuali contaminazioni di generi sono ben accette, comprese le storie che si situano sul confine di generi. Viceversa non pubblichiamo materiale afferente ad altri rami del fantastico: fantasy, horror, avanpop, gothic e quant’altro non rientrano infatti nella linea editoriale della nostra fanzine, che è orientata rigorosamente verso la fantascienza.

Per quanto riguarda la lunghezza dei testi, diciamo che dovrebbero essere entro le trenta cartelle standard (cioè di 30 righe per 60 battute), per un totale di 54000 battute massime.

Tutto il materiale destinato a Continuum dev’essere inviato all’indirizzo di posta della nostra redazione, reperibile nella pagina principale del sito ma che qui ripetiamo per comodità: continuum_sf@yahoo.com

 

Roberto Furlani

 

 

 

 

Ciao a tutta la redazione,

molti di voi sono amici "di penna elettronica" o di persona, percio' , un ciao ancor piu' caloroso. Come si dice, complimenti per l'impegno e per la rivista. Ma sentiti, non di circostanza. Da parte di una che, ahimé, ultimamente per varie cause ha un po' mollato le sue attivita' nella fantascienza.
Quanto ho da dirvi si riferisce a una recensione proveniente dalla vostra rivista, e che, come capita sulla rete, mi e' rimbalzata davanti agli occhi in questi giorni. Immagino appartenga a un vecchio numero, e, mi cospargo il capo di cenere, deve essermi sfuggita a suo tempo, anche se si riferiva a una antologia alla quale ho partecipato.

Si tratta dell'antologia telematica "Futurline" curata da Enrico di Stefano per la Kult Virtual Press, e la recensione e' del buon Fabio Calabrese, che ringrazio innanzitutto per le belle parole riservate al mio racconto presente nella raccolta,   " Sotto un cielo che corre", a suo tempo vincitore del Cristalli Sognanti.
Mi ha colpito pero' la frase finale della recensione, dove si dice e ci si rammarica che, quando il coprotagonista nomina Allah, il racconto assume toni alla Oriana Fallaci.

Questo commento mi e' dispiaciuto perche' e' esattamente il contrario di quello che volevo suggerire, e la Fallaci buonanima,  pur bravissima giornalista, non mi vedeva certamente fra i suoi fan, e lo scontro di civilta' e la superiorita' di quella occidentale eccetera non sono i miei ideali preferiti. Anzi.

Certo, quando ho ideato quel personaggio, quelle dichiarazioni e quella situazione ero consapevole e un po' preoccupata che la cosa si prestasse a equivoci e semplificazioni. Ma avevo inserito accenni e spiegazioni per fugare quel dubbio, e il fatto che finora nessuno prima d'ora mi avesse contestato quel punto dimostra che almeno in parte c'ero riuscita.

Qui vorrei richiarire, non solo perche' non mi piace avere addosso etichette che non vorrei mi appartenessero, ma anche perche' ritengo che l'argomento che muoveva i miei pensieri allora sia sempre piu' d'attualita'.

In sintesi, il coprotagonista era solo casualmente proprio un mussulmano.

Casualmente, per una serie di motivi, che lo facevano essere un buon simbolo di certi atteggiamenti verso la donna, perche' era plausibile la sua

presenza in quella zona geografica, eccetera, piu' di quanto non lo fosse quella di fondamentalisti di altro genere.

Ma in realta', io ce l'ho con tutti i fondamentalismi, i settarismi, gli oscurantismi, provengano da musulmani fanatici, da alte gerarchie vaticane, da sette di cristiani reazionari americani, da ebrei oltranzisti e cosi' via.

Ritengo che la vera lotta non sia, come vorrebbero farci credere, scontro di civilta', di religioni, di culture, oriente contro occidente o cose simili, ma fra oscurantismo e ragione, fra progresso liberale e civile e barbarie.

Non ho niente contro le religioni quando esprimono solidarieta' e principi morali positivi. Immagino ce ne siano anche nell'islamismo, pur se una cattiva propaganda e prevenzione non ce li fa conoscere.
Ritengo che voler risolvere i problemi dell'umanita' e cancellare i terrorismi attraverso la guerra sia una contraddizione in termini che non fa che accentuare il male, accrescere i fanatismi e annullare le voci del buon senso e della conciliazione,  e questo era anche il significato  alla base del mio racconto, dove una guerra scoppiata per intento degli USA di fare "i poliziotti del mondo" e combattuta con nuove, terribili e non convenzionali armi, lasciava il mondo distrutto. Purtroppo attualissimo.

Il coprotagonista lo dice chiaramente, lui fa parte di una comunità millenarista di fanatici religiosi di varie provenienze, riunitisi con la convinzione che la catastrofe fosse una punizione imposta dalla Divinita', e che avevano dato vita a una piccola societa' arretrata e oppressiva, che in nome di un monoteismo unificato aveva annullato qualsiasi liberta' dell'individuo e soprattutto della donna.

La protagonista, per parte sua, e' una razionalista scettica che rifiuta tutto questo, che e' allergica a dogmi e religioni, specie dopo lo choc di quello che e' successo.

Del resto, quanto presupponevo e' tutt'altro che infondato: i fondamentalismi tendono a fare quadrato, altro che. Si veda la solidarieta' offerta proprio in questi giorni dai musulmani al papa dopo l'episodio della Sapienza.

Ecco, questo e' il punto di vista espresso nel racconto, che puo' essere condivisibile o meno, ma almeno e' il mio.

Spero di aver chiarito.

Un cordialissimo saluto,

 

Milena Debenedetti

 

 

Cara Milena:

Sebbene sia passato parecchio tempo, ho un ricordo molto preciso dell'antologia e del tuo racconto Sotto un cielo che corre, che giudico ottimo, e mi rammarico di non conoscere altre tue prove narrative.

 Premesso questo, però, bisogna ammettere che la conclusione della storia, con la protagonista che decide di lasciare l'uomo perché questi ha chiamato Dio “Allah”, quanto meno, oggettivamente suona alla Oriana Fallaci.

Diciamolo onestamente, però, senza sposare il fanatismo della defunta giornalista, capisco perfettamente che una donna occidentale possa non amare l'islam che, se posso dirlo, la condizione di soggezione in cui le donne sono tenute nel mondo islamico è, ai nostri occhi occidentali (è un punto di vista parziale, forse, ma è il nostro), la pecca peggiore di una civiltà pure per tanti aspetti degna di rispetto.

Se siamo concordi nel voler bandire i fanatismi, allora togliamo di mezzo pure quello della political correctness quando pretende che l'appartenenza di una persona ad una cultura o l'altra sia irrilevante, con tutte le ipocrisie relative che spesso vediamo nei mass media. Questo per dirti che capisco il tuo punto di vista forse meglio di quanto pensi, e che se sei incorsa in un peccato, è assolutamente veniale.

Può succedere che quello che si scrive in un racconto non rispecchi appieno il punto di vista dell'autore, che questo possa essere frainteso, o che lo stesso nel periodo che intercorre fra la stesura e la pubblicazione, abbia cambiato idea, magari perché nel frattempo sono cambiate le circostanze esterne. Io mi sono trovato con un problema del genere con il racconto Skymaster (Continuum n. 10), scritto quando esistevano l'Unione Sovietica ed il Patto di Varsavia, e pubblicato quando l'una e l'altro non esistevano più.

Che fare allora? Io ci ho messo una bella nota esplicativa, così si risolve tutto, ed equivoca solo chi vuole equivocare.

 

Fabio Calabrese