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Oggi, tra una pausa e l'altra a lavoro, ho avuto modo di dare un'occhiata al numero. In particolare ero interessato alla recensione del libro di Fambrini, di cui avevo già apprezzato l'eccellente Perimeni su Robot: fantascienza letteraria, ambiziosa, contaminata. Un bel pezzo davvero. Meno male che è piaciuto anche al recensore. Per il resto mi sembra di capire che al buon Calabrese l'antologia non sia piaciuta un granché...

Un numero bello corposo... complimenti! D'altro canto Continuum si è sempre distinto per la sostanza e la qualità dei contenuti...

 

X  (da Next-Station)

 

 

Grazie infinite per i complimenti, che fanno sempre piacere. Il merito è anche e soprattutto dello staff, che non risparmia affatto fatiche pur di offrire a Continuum il meglio.

Da quanto mi ha detto Fabio, "Le strade che non esistono" contiene un paio di racconti di buon livello, mentre il resto è mediocre e avulso da qualsiasi ragionamento di tipo scientifico. Calabrese, infatti, crede in una fantascienza che si erga su principi di scienza piuttosto che su strampalate ipotesi come il fatto che un uomo si possa ritrovare in un'altra dimensione temporale semplicemente svoltando l'angolo della strada.

Per questo motivo è difficile per lui apprezzare un’antologia come quella di Alessandro Fambrini.

 

Roberto Furlani

 

 

 

 

 

 

La notizia che riportiamo riguarda il mondo della scienza, ma anche - per i motivi che esporremo più avanti - quello della fantascienza. Gli studenti scientifici italiani sono in forte calo. In Europa, siamo al quarto posto, dopo Germania, Regno Unito e Spagna. Fino agli anni '70, il 50% sceglieva le facoltà scientifiche. Il crollo inizia negli anni '80. I dati completi si possono leggere in un articolo a firma di Mario Reggio, pubblicato nell'edizione di lunedì 4 settembre da "la Repubblica" e intitolato: La fuga dalle facoltà scientifiche. Per far uscire le facoltà di Fisica, Chimica e Matematica dal tunnel della crisi in cui sono piombate, il Ministero dell'Università ha stanziato 3 milioni di euro. Il provvedimento pare che abbia sortito qualche effetto, ma - scrive Mario Reggio - "rispetto agli altri Paesi sviluppati le distanze restano abissali". Quale la causa princeps che disincentiva i giovani dallo scegliere le tre facoltà scientifiche? Viene tirato in ballo il severo impegno didattico che non consentirebbe ai giovani di poter lavorare mentre si preparano agli esami. La riteniamo una spiegazione insufficiente, dal momento che chi arriva alle soglie dell'Università ha alle spalle, in genere, una famiglia che lo può mantenere. Secondo noi, la vera causa è da ricercarsi nello scarso entusiamo per la scienza che circola nelle nostre aule scolastiche. Per superare questo grave handicap, bisognerebbe introdurre nel sistema scolastico italiano l'insegnamento della fantascienza, istituendo anche delle cattedre universitarie (v. il nostro appello sul n.46, sempre su questa stessa rubrica, divulgato anche su Internet). Prendiamo esempio dalla patria di Shakespeare, precisamente dall'Università di Liverpool, dove, da più di un decennio, è stato inaugurato il primo corso di laurea in fantascienza, diretto dal prof. David Seed. Perché non si fa altrettanto in Italia? I giovani apprenderebbero, come minimo, due cose: a) molti scrittori di fantascienza sono, se non in Italia ma certamente negli Usa, degli scienziati; b) molti scienziati hanno confessato che, dietro alle loro scoperte e invenzioni, c'era la lettura di un romanzo di fantascienza. Ora, sia sa, l'esempio trascina e i giovani potrebbero trovare gusto a cimentarsi con teoremi, formule chimiche e leggi fisiche.

 

Antonio Scacco

 

 

Da tempo appoggio la tua iniziativa a favore dell’istituzione di cattedre fantascientifiche nelle università italiane proprio per la natura formativa della science fiction.

Infatti la sf è uno straordinario veicolo culturale, che consente di avvicinare a concetti anche complessi (scientifici, ma non solo) pure persone prive di un background accademico adeguato a un approccio rigoroso.

Ma soprattutto la fantascienza è il genere del raziocinio, che dà delle indicazioni metodologiche sull’analisi di problemi di origine scientifica, sociologica, politica o quant’altro, nonché sulle loro possibili implicazioni.

Tra le cause dell'abbandono delle facoltà scientifiche (in particolare mi riferisco alle discipline di scienza teorica, quali matematica, fisica e chimica) menzionerei anche le richieste del mercato del lavoro. Se gli studi sono finalizzati al conseguimento di un'occupazione (sperabilmente stabile), c'è da dire che chi esce dalle facoltà scientifiche in senso stretto ha pochissime opportunità.

Praticamente l'unica possibilità che ha un matematico, un fisico o un chimico per lavorare nell'ambito in cui ha studiato è l'insegnamento.

A questo punto uno studente preferisce dedicarsi agli studi umanistici, che offrono uguali (scarse) possibilità ma che almeno sono più semplici per un sacco di motivi. Primo tra tutti il fatto che nella scienza non esiste la possibilità di imbrogliare attraverso quello strumento di salvaguardia dell'ignoranza chiamato "interpretazione".

Il teorema del rotore è uguale qui come in America, oggi come un secolo fa: nella scienza non avviene nulla di lontanamente paragonabile (ad esempio) al revisionismo storico che permette di far sì che sia vero tutto e il contrario di tutto. Qualsiasi studente che abbia sentito vociferare di un argomento e che sia in possesso di una dialettica sufficiente può camuffare e fingere con successodi sapere le cose.

Nella scienza, invece, non si interpreta nulla, se è giusta la tesi non è giusta l'antitesi e di conseguenza gli studi scientifici sono più difficili.

A parità di occasioni lavorative, perché mai uno studente dovrebbe desiderare studiare sul serio?

All'estero le cose stanno diversamente. Fisici, matematici e chimici possono lavorare nella ricerca (abbondantemente sovvenzionata dallo stato e da compagnie private, cosa che in Italia non avviene) ma vengono anche valorizzati a livello industriale.

Altrove, le aziende assumono scienziati, fornendo loro un certo grado di specializzazione, mentre qui si preferiscono le figure professionali degli ingegneri e dei periti.

A questo punto, l'unico metodo per riportare gli studenti nelle facoltà scientifiche è quello di generare entusiasmo verso la scienza, e l'istituzione di cattedre fantascientifiche mi sembra una strategia adatta allo scopo.

 

Roberto Furlani