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Per l’occasione, abbiamo chiesto ai nostri autori e agli amici di Continuum di offrirci una riflessione su Mino Milani. Pubblichiamo due delle lettere che abbiamo ricevuto a proposito dello scrittore di Pavia, più un intervento  di Annarita Petrino sulla narrativa per ragazzi, di cui Milani è un illustre esponente.

Roberto Furlani

 

 

 

Secondo Henry Miller, è la rilettura dei libri dell’infanzia che ci consente di capire chi siamo e per cosa abbiamo vissuto. Ma quando Roberto mi ha sollecitato un ricordo su Mino Milani, non ho potuto che pensare: volentieri, ma io che ne so? Perché ho sì in casa Efrem soldato di ventura e un libro del ciclo di Tommy River, venuti in mio possesso chissà quando, ma non li ho mai letti, per pigrizia l’uno e per antipatia verso il genere western l’altro. Ma poi, ripensandoci, ecco l’epifania. A cavallo tra gli anni ‘50 e ’60 mi veniva regolarmente tra le mani il Corriere dei piccoli, credo perché giudicato giornalino rispettabile dai miei. E io lo leggevo coscienziosamente, da precoce lettore compulsivo, malgrado mi annoiasse (per il direttore d’allora, il filomonarchico Giovanni Mosca, i fumetti d’anteguerra corredati da filastrocche in rima baciata erano il massimo). Insomma, mi pareva di non conservarne alcun ricordo. Meno uno, riemerso di colpo. La seconda o terza pagina ospitava un romanzo a puntate. Classici, mi pare - giurerei di avere conosciuto là il Viaggio al centro della terra di Verne - ma anche testi originali. In particolare, ora so di avere passato momenti appassionati su una storia di fantascienza di Milani. Non ne ricordo nulla, ma credo riguardasse una guerra interplanetaria. O almeno così suggerisce l’unica frase che mi è tornata in mente. Due generali parlano preoccupati delle prospettive della conflitto. Uno chiede: - Su quali forze possiamo contare? - e l’altro risponde: - Abbiamo 250.000 fanti disponibili su Urano (o Plutone o quello che era.)

Ecco, queste parole mi colpirono indelebilmente. Non saprei dire esattamente perché, però infiammarono la mia fantasia, costituendo un’ulteriore spinta sulla china che mi portato alla condizione di drogato di letteratura fantastica. Ma Milani ha di certo acceso innumerevoli altre fantasie giovanili con le avventure western e medievali. Perché a ognuno lo stimolo adatto, secondo le inclinazioni personali; il risultato è stato comunque un lettore, ossia una persona in genere migliore di quanto sappia essere chi i libri li ignora. Purtroppo, temo che il mestiere di questi nobili artigiani della parola - poco o nulla apprezzati dalla critica - stia per sparire. Un altro segno della barbarie incombente. 

Gianfranco Sherwood

 

 

 

 

Mi capitò di leggere per la prima volta i racconti di Mino Milani alla fine degli anni '60: ovviamente erano pochi anni che sapevo leggere, e altrettanto ovviamente le mie letture preferite erano i fumetti; le figure attirano un bambino più del testo scritto.

Però nel Corriere dei Piccoli era possibile trovare spesso delle storie non composte da strisce disegnate, ma veri e propri racconti: certo da bambino non notavo neanche il nome dell’autore, ma le storie in qualche modo mi attiravano, specialmente quelle di fantascienza; mi ricordo bene “Venuto dal tempo” e “La pietra pulsante”.

E non erano male anche storie come “La notte del gatto soffiante”, che non era neanche firmata Milani. Solo parecchi anni dopo ho scoperto che sotto nomi diversi trovavo la stessa persona (e la cosa valeva anche per molti fumetti), ed oggi mi rendo conto che non era soltanto l’argomento ad attirarmi, ma anche e forse soprattutto, lo stile e l’inventiva dell’autore. Questo è il ricordo che ho di quelle letture, che mi sono rimaste impresse fino ad oggi e che posso considerare come quelle che mi hanno fatto conoscere ed apprezzare la fantascienza.

Fabio Lottero

 

 

 

 

Il progresso tecnologico di cui siamo stati testimoni in questi ultimi anni invita a riflettere sul ruolo che la fantascienza può assumere nella narrativa per ragazzi.

Bisognerebbe smettere di considerare quest'ultima solo come letteratura di evasione e iniziare a vederla come spunto di riflessione. In questo senso, trovo che tutta la produzione dovrebbe essere inserita in un contesto più ampio e lambire, perchè no?, anche l'ambito scolastico.

Racconti brevi (anche brevissimi, se vogliamo) di autori di fantascienza sia italiani che stranieri, integrati nelle antologie di italiano, a mio avviso non sminuirebbero affatto le opere di altro genere. Si tratta semplicemente di accettare un diverso approccio a temi che, a volte, vengono affrontati in un altro modo. La fantascienza è oggi molto vicina all'immaginario collettivo dei ragazzi, offerto in maggior parte dai media, e per questo può stimolare la nascita di una discussione e l'affinarsi di uno spirito di osservazione riguardo a quello che il futuro ci riserva.

Annarita Petrino