Editoriale

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Fantascienza a confronto

 

Comincio subito con il tranquillizzarvi, informandovi che nella redazione di “Continuum” non c'è stato nessun golpe, che Roberto Furlani non è stato defenestrato. Ho firmato io l'editoriale del n. 28 perché questa ci è sembrata la collocazione più idonea del ricordo del grande Arthur Clarke che ci ha lasciati nei primi mesi del 2008. Quello del n. 29 è toccato a  me perché, come vi ho raccontato in esso, la responsabilità dell'idea (non il merito della realizzazione) dello speciale viaggi nel tempo è stata del sottoscritto.

Stavolta, d'accordo con Roberto, scrivo io l'editoriale perché questo numero 30 della nostra pubblicazione ha un taglio un po' particolare, ed io, di nuovo,  ne sono responsabile, ma potete essere tranquilli che tutto questo avviene con il pieno accordo del nostro Roberto che non è stato affatto defenestrato, ed anzi mi è sembrato piuttosto grato di potermi rifilare un'incombenza in più.

La via delle stelle, il capitolo del “Manuale della fantascienza” che pubblichiamo stavolta, è quello stesso che, assemblato assieme a Quattro passi nel Cosmo su “Futuro Europa” provocò un vivace anche se civilissimo contenzioso fra Ugo Malaguti e me. Più veloci della luce è la mia risposta alle obiezioni mossemi da Malaguti, riproposte anche nell'introduzione a Il fuoco e il silenzio di Donato Altomare (cosa, sia chiaro, di cui il nostro Donato non ha alcuna responsabilità). Preciso che a suo tempo ho invitato Ugo Malaguti a rispondere ulteriormente alle mie “controdeduzioni” e ne ho avuto un cortese diniego.

Il riproporre adesso, a non poca distanza di tempo la questione, non dipende da spirito polemico, da acrimonia personale, ma dal fatto che qui tocchiamo un punto veramente nodale.

 CI SONO DUE CONCEZIONI OPPOSTE DELLA FANTASCIENZA CHE SI CONFRONTANO: quella che predilige il sogno e l'avventura, e quella che vorrebbe che il nostro genere fosse fondato su rigorose premesse logiche, scientifiche, razionali. La prima può parere a prima vista molto più libera, ma difetta di plausibilità, è quella che provoca giudizi del tipo “roba da fantascienza” per indicare una credibilità almeno dubbia o qualcosa di assurdo ed infantile. Solo che questa presunta libertà si dimostra a conti fatti solo apparente, perché proporre idee davvero nuove ed originali è meno facile di quel che potrebbe sembrare, e senza il puntello della razionalità scientifica, si finisce per ripetere all'infinito i soliti cliché.

Guarda caso, recentemente la Elara Libri, erede della Perseo ha pubblicato il cinquantesimo numero della rivista sotto forma di un corposo volume celebrativo che contiene cinquanta tra i migliori racconti della fantascienza italiana, scelti su di un plateau di oltre 1.400. In essa il sottoscritto è presente con un racconto, Men in Black, che trovate anche su “Continuum”, ed è una radicale demolizione dell'ufologia.

Questo dimostra una cosa, che lo spazio per una fantascienza razionale, intelligente, adulta, c'è, e noi intendiamo sfruttarlo fino in fondo.

 

Vi devo però dare una notizia tristissima pervenutaci dalla Elara Libri sabato 31: nella notte tra venerdì e sabato si è spento Lino Aldani. I funerali si sono tenuti a San Cipriano Po, suo paese natale lunedì 2 febbraio. Lo scrittore, che aveva 82 anni, non era solo il decano della fantascienza italiana, ne era anche, per generale ammissione, il capofila e probabilmente il nostro autore più conosciuto all'estero: esponente di una fantascienza di pregio che sapeva unire la qualità letteraria allo spessore delle idee. Enumerare i racconti, i romanzi, le antologie pubblicate nel corso di una lunga e intensa carriera, è praticamente impossibile, mi limiterò a qualche titolo, i primi che mi vengono in mente, comunque sufficienti a dare un'idea della qualità di questo nostro autore che abbiamo perduto: Ontalgie, Buonanotte Sofia, Eclissi 2000, La costola di Eva, Visita al padre, La croce di ghiaccio, Parabole per domani.

Lino Aldani, non lo ricorderemo, però, solo come un eccellente autore dalla fantasia sempre vivida e dalla scrittura intensa, ma anche per il suo impegno per far vivere la fantascienza italiana, unito all'impegno politico e civile che lo hanno portato ad essere una presenza importante e per alcuni anni sindaco del suo paese, San Cipriano Po, un impegno che si è espresso prima nella Perseo, poi nella Elara Libri. Lo ricorderemo anche per il suo carattere schivo, poco amante dei grandi raduni di folla, che però in privato sapeva riservare ad amici ed ospiti una cortesia ed una generosità che parevano di altri tempi e, se mi è permessa una nota personale, non posso passare sotto silenzio l'apprezzamento e le belle parole che mi ha riservato nella prefazione della mia antologia Occhi d'argento. Un grande scrittore, un grande uomo, una personalità forte e generosa.   

 

Fabio Calabrese