Editoriale

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In memoria di Michael Crichton 23 ottobre 1942 – 4 novembre 2008

 

“Avventure nello spazio e nel tempo” era il sottotitolo che in anni ormai lontani portava la collana “Urania” di Mondadori. Tuttavia nella fantascienza le avventure nella dimensione temporale costituiscono un segmento quantitativamente molto minore di quelle nello spazio, sebbene si tratti di una materia tutt'altro che priva d'interesse. La ragione di ciò è probabilmente che tematiche come i paradossi temporali sono impegnative e difficili non tanto per il lettore, quanto soprattutto per l'autore, sebbene offrano a chi sappia sbrogliarsi con questa materia possibilità davvero stimolanti come quella di immaginare, cambiando il corso di qualche avvenimento chiave del passato, di dirottare la storia su binari differenti, cosa che dà luogo a tutto il filone ucronico.

L'occasione contingente che ha dato origine a questo numero speciale di “Continuum” e la ragione per cui – assumendone la responsabilità, mentre i meriti sia chiaro che vanno al lavoro diuturno di Roberto Furlani come sempre – sono queste: per puro caso, ci siamo accorti che accostando i miei pezzi di saggistica, Uno sguardo sul futuro, il capitolo del Manuale della fantascienza dedicato ai viaggi nel tempo ed il racconto STASI temporale, veniva fuori uno scheletro di monografia, appunto, sull'argomento temporale. Girata l'idea ai nostri collaboratori, è stata accolta con entusiasmo, e ciascuno ha dato il suo contributo, non solo, ma al nostro consueto staff si è unito l'apporto del lavoro ben documentato e di grande interesse di Vanni Mongini, che merita davvero un ringraziamento particolare e che, con la modestia e la generosità dei grandi, ha fatto per la nostra piccola webzine un lavoro assolutamente degno di una pubblicazione professionale.

(A proposito del mio racconto, per favore, se lo citate, scrivete sempre “STASI” in lettere maiuscole, si tratta di una sigla, l'abbreviazione di “Staatsichereit”, “Sicurezza di Stato”, il nome della polizia segreta dell'ex DDR; il perché, lo scoprirete leggendo il racconto).

 Il 4 novembre siamo stati raggiunti da una notizia tristissima, la scomparsa di Micheal Crichton, l'autore americano deceduto poco dopo aver compiuto 66 anni (era nato il 23 ottobre 1942) che forse, con romanzi come Timeline e Sfera, ha contribuito più di ogni altro a rinverdire la tematica del viaggio nel tempo, già cara ad Herbert G. Wells, proprio mentre eravamo intenti alla preparazione del numero sui viaggi nel tempo, che dedichiamo affettuosamente alla sua memoria.

Forse fra i più interessanti e stimolanti “viaggiatori del tempo” di questa era della fantascienza, ormai ben lontana dai classici sull'argomento come La macchina del tempo di H. G. Wells od Un americano alla corte di re Artù di Mark Twain, alcuni dei suoi romanzi più noti costituiscono anche dei viaggi nel tempo in un altro senso; in romanzi come Jurassic Park e Il mondo perduto, infatti, non si tratta di deformazioni della linea temporale (della “Timeline” per usare un termine caro al nostro) ma di un tempo antico di decine di milioni di anni ricreato nel presente grazie ai prodigi della tecnologia e dell'ingegneria genetica, e per apprezzarlo fino in fondo, occorre leggerli questi romanzi e gustarsi le sottili speculazioni sull'ingegneria genetica e la teoria del caos, perché le trasposizioni cinematografiche fatte da Stephen Spielberg hanno si l'impatto della spettacolarità, ma fuori dalla raffinatezza degli effetti speciali, concettualmente non si allontanano troppo da tanti “monster movie”.

 Michael Crichton è diventato famoso presso il grosso pubblico grazie alla spettacolare trasposizione cinematografica fatta da Stephen Spielberg del suo romanzo Jurassic Park, ed ancora di più come sceneggiatore della serie televisiva E. R., medici in prima linea (che non ha a che fare con la fantascienza), e va detto che, essendo laureato in medicina, al riguardo poteva parlare con cognizione. Tuttavia, gli appassionati di fantascienza lo conoscevano ben prima di allora, grazie a romanzi come Andromeda, Il terminale uomo, Sfera, Congo.

Crichton è stato il campione di una fantascienza dove non mancava l'elemento dell'azione e del thriller, ma basata su rigorose premesse e su solide conoscenze scientifiche e tecnologiche. Un autore che spesso non piaceva, era trovato “freddo” dai sostenitori di una SF che per voler essere letteraria finisce per cancellare i connotati del genere, ma, al contrario, è sempre stato molto apprezzato da chi ama la fantascienza “vera” e rigorosa, che ne ha sempre apprezzato la brillantezza delle idee e l'originalità dei punti di vista.

 Crichton è sempre stato un geniale anticipatore di tematiche divenute poi popolari in seguito; pensiamo a Il terminale uomo del 1972 che, già allora esplorava le possibilità (in questo caso negative) messe alla nostra portata dall'informatica.

 Tra i suoi ultimi romanzi, potrebbe rivelarsi amaramente profetico Preda; già oggi l'utilizzo militare della Cyberdust, della “polvere informatica” formata da sciami di microcomputer dotati di sensori e possibilità di monimento autonomo, è un argomento di cui al Pentagono si discute; se essa “scappasse di mano”, le conseguenze potrebbero essere quelle descritte nel romanzo di Crichton.

 Con Mangiatori di morte, da cui è stato tratto il film Il tredicesimo guerriero con Antonio Banderas, Crichton si è concesso anche un'intelligente escursione nella fantasy; a dimostrazione del fatto che l'autore di fantascienza può, quando vuole, cimentarsi nella fantasy ad armi pari con gli specialisti del genere; al contrario, riuscite ad immaginare senza mettervi a sghignazzare, ad esempio un Tolkien alle prese con astronavi, paradossi temporali od i segreti dell'informatica? E quanti autori di interminabili e ripetitivi cicli di heroic fantasy esistono, infinitamente meno dotati di talento di John R. R. Tolkien?

La fantascienza, lo si vede bene, è sempre una marcia in più.

 

Fabio Calabrese