Editoriale

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In prossimità delle elezioni

 

Inizio a scrivere il presente editoriale a metà marzo, avendo dovuto a malincuore rimandare il numero di gennaio.

Avevamo infatti in cantiere un numero monografico, progetto peraltro già ben avviato ma che le circostanze ci hanno impedito di concludere per tempo.

Non disperate, comunque: la monografia in questione (di cui non voglio anticiparvi niente per non rovinare una sorpresa che auspichiamo gradita) si farà. C’è solo da inserire qualche tassello mancante e poi confezioneremo il tutto, per realizzare quello che riteniamo un Continuum memorabile.

Il numero 22 nasce dunque alla vigilia dell’assegnazione dei Premi Italia, il più prestigioso riconoscimento della fantascienza peninsulare nel quale più volte la nostra e-zine si è messa in luce.

Anche quest’anno Continuum è presente all’appuntamento: siamo infatti in finale nella sezione dedicata alle riviste amatoriali web e in quella dei racconti su riviste amatoriali, con “Nel segno di Venere” di Enrico Di Stefano (Continuum n°19).

E, a proposito di Enrico, è significativo il numero di nomination conquistate dal gruppo di Fondazione, di cui il nostro infaticabile amico è curatore.

Il merito di un simile successo (del quale sono personalmente molto compiaciuto) è da attribuire al mondo in cui l’entourage della rivista catanese si approccia alla fantascienza., in perfetta coerenza con la linea editoriale della stessa Fondazione.

Una linea editoriale che si basa essenzialmente sul dinamismo e sull’entusiasmo, senza scivolare mai nella pedanteria o negli snobismi di bassa lega.

Fondazione non si avventura mai nelle speculazioni para-filosofiche sulla semantica di quello o di quell’altro autore, come avviene altrove, ma privilegia la varietà dei contenuti anche quando appaiono “meno dotti”: vengono offerte incursioni nel mondo di Star Trek, ma anche dell’heavy metal e dei videogame.

Alla fine la scelta dell’umiltà con cui portare avanti la propria passione paga sempre e il risultato (ancora provvisorio) del Premio Italia è in sostanza la testimonianza di ciò.

La mia soddisfazione nel vedere riconosciuto il lavoro di Fondazione e del suo staff nasce dall’amicizia che mi lega ad Enrico Di Stefano, ma anche da una sinergia solida e proficua esistente tra quella rivista e Continuum già da anni. Citavo prima il racconto di Enrico Di Stefano giunto finalista a questa edizione del Premio Italia, ma la collaborazione si nutre anche di altri contributi offerti da Enrico alla nostra testata, da un paio di miei racconti ospitati da Fondazione, dall’appoggio fornito da noi al concorso “Immagini di fantascienza”  (indetto da Fondazione allo scopo meritorio di promuovere il fumetto di sf) e di alcuni collaboratori comuni (tra cui Donato Altomare e Annarita Petrino).

Insomma, i requisiti per auspicare in un trionfo di Enrico e compagni ci sono tutti: in un anno in cui Continuum ha messo insieme appena due nomination (contro le tre dell’anno scorso e le quattro di quello precedente) una vittoria delle finali che abbiamo conquistato unita a qualche successo dei nostri “alleati di carta” ci riempirebbe di soddisfsazione.

Tempo di elezioni, dunque.

Non solo per quanto riguarda il pur importante Premio Italia, ma soprattutto per quanto riguarda il futuro del nostro Paese.

Giunti al termine della legislatura, gli Italiani sono chiamati di nuovo alle urne per compiere una scelta tra due programmi praticamente opposti.

Qualsiasi dei due schieramenti andrà al Governo porterà alla guida dell’Italia un’ideologia ben precisa che però non spaventa eccessivamente sul fronte della politica interna.

Sintomatico è il tema del lavoro: una delle due coalizioni si batte a favore della flessibilità, l’altra contro il precariato.

Si può forse dire che rendere il lavoro più flessibile sia un proposito disdicevole? E combattere il precariato?

Ovviamente le due strategie sono, per definizione, antitetiche: non è possibile perseguire entrambi gli scopi contemporaneamente. La solita storia della coperta che tirata da una parte lascia scoperta un’altra, insomma.

Ma appunto, nonostante il risultato delle elezioni sia destinato a incidere notevolmente sul futuro della nostra Repubblica, ciò che incute reale timore è quanto avviene al di fuori dei confini italiani.

Segnatamente preoccupa l’intenzione dell’Iran di armarsi di testate nucleari. Nella campagna elettorale dei veleni e delle reciproche accuse, la questione sembra messa in secondo piano, ma probabilmente si tratta del problema più serio degli ultimi mesi e (credo) dell’immediato futuro.

I vertici della politica internazionale promettono attraverso i media globali uno sforzo sulla via della diplomazia, ma già si paventa l’ipotesi di una guerra preventiva.

Le scelte che verranno compiute sul versante dei rapporti con il Medio Oriente avranno un peso enorme sull’avvenire che ci aspetta. L’impossibilità di trovare un accordo con l’Iran è infatti un ipotesi fondata, e nel malaugurato caso in cui si concretizzasse, cosa suggerirebbe il buon senso? Forse l’uso della forza, che però avrebbe l’effetto collaterale di aumentare le frizioni tra le due civiltà. Trovare una soluzione logica, univoca e ideale apparirebbe utopico.

Ci troviamo insomma ad un bivio, come tante volte è successo in passato e come facilmente capiterà in futuro, ma la strada da imboccare è particolarmente tortuosa in un frangente in cui l’Occidente è unito e compatto (salvo poche eccezioni) contro un nemico (il terrorismo, anche se spesso i reali fini sono altri) invisibile perché acquattato tra popolazioni che invece non sono affatto ostili.

Il bivio, inteso come la possibilità di scelta tra due opzioni e le relative conseguenze, è un tema particolarmente ricorrente nella fantascienza. Qual è, se non il bivio, il pilastro del filone ucronico?

Di ucronia, come di molti altri argomenti, si parla nel presente numero di Continuum, nella recensione di Fabio Calabrese sull’antologia “Se l’Italia”.

Ma il crocevia dei futuri possibili non è ad appannaggio eclusivo della storia alternativa, bensì è uno spunto presente in qualsiasi sottogenere: basti pensare al Ciclo della Fondazione di Isaac Asimov, per esempio.

Periodi come quello che stiamo attraversando, di confusione etica (in cui risulta difficile stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, chi è la vittima e chi il carnefice) e di profonda indecisione, testimoniano l’importanza di una cultura e di un pensiero di tipo fantascientifico per l’uomo moderno.

La sf, infatti, gode della proprietà intrinseca della lungimiranza e della ragione, cioè della concatenazione logica degli eventi secondo il principio causa-effetto nonché della loro analisi. È un’ottima palestra, dunque, per allenare il lettore a prevedere (o, se preferite, a intuire) la destinazione di ogni strada sulla quale l’umanità può procedere.

Per questo motivo riproponiamo nella pagina degli Eventi l’appello di Antonio Scacco a favore dell’istituzione di cattedre di fantascienza nelle università, forse la soluzione idonea a far comprendere alle nuove generazioni le implicazioni tra il presente ed i futuri possibili.

 

 

Roberto Furlani