Editoriale

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Il tradimento di un moderno triumvirato

 

Se la scaramanzia popolare vuole tradizionalmente che il 17 porti sfortuna, il precedente numero di Continuum può essere annoverato tra le innumerevoli prove dell’infondatezza di questa tesi.

L’idea di una monografia marziana ha catturato l’interesse dei collaboratori al di là di ogni più rosea aspettativa, sicché abbiamo avuto l’opportunità di offrire ai lettori un numero piuttosto voluminoso, la cui sezione narrativa conteneva ben cinque racconti (tre dei quali scritti proprio per l’occasione).

Non posso nascondervi la soddisfazione provata dalla redazione nel vedere on-line il Continuum marziano completo e nel ricevere i complimenti da parte dei lettori per quella che è stata inequivocabilmente un’iniziativa molto apprezzata.

Ma il n°17 della nostra rivista si è distinto anche per un altro aspetto: il cambiamento di url.

Il trasloco è avvenuto in modo rapido e praticamente in sordina, così pochi conoscono i motivi ed i dettagli di tale variazione.

D’altra parte le riviste di fantascienza si sono sempre concesse la libertà di pubblicare articoli di divulgazione scientifica, quindi per quale motivo noi dovremmo vietarci di pubblicarne uno di divulgazione tecnologica (considerato, com’è chiaro, che la tecnologia è frutto dell’applicazione pratica della scienza)?

E, in secondo luogo, perché impedirsi di inserirlo nel contenitore dell’editoriale?

L’assenza di risposte che la nostra fantasia ha manifestato mi ha convinto a raccontarvi qui, a grandi linee, ciò che è accaduto.

Quando cinque anni fa un piccolo gruppo di volenterosi fanzinari, tra cui il sottoscritto, diede vita a Continuum, fu necessario scegliere un provider che ne ospitasse i numeri.

Tra le varie proposte che avevo trovato navigando in Internet optai per Xoom, la quale aveva dei meriti non trascurabili tra cui quello di rendere disponibile uno spazio web illimitato ai propri fruitori.

Successivamente la Xoom è stata annessa dalla più famosa Virgilio (probabilmente una sorta di versione informatica del caso Alfa Romeo) senza tuttavia che tale evento sortisse effetti traumatici per noi della redazione o per i lettori. Infatti il server rimase quello di prima ed immutati restarono i parametri accettati al momento dell’attivazione del sito: in sostanza l’unica reale variazione visibile dall’esterno fu il cambiamento formale dell’indirizzo da http://members.xoom.it/continuum a http://members.xoom.virgilio.it/continuum

Ben misero disagio, ad onor del vero, soprattutto se considerato che anche dopo l’acquisizione di Xoom da parte della Virgilio inserendo l’indirizzo vecchio ci si trovava immediatamente condotti a quello nuovo quasi senza accorgersene.

I problemi sorsero quando al binomio Xoom-Virgilio si affiancò la Tin, dando origine ad una gestione che poco più tardi si sarebbe rivelata disastrosa per gli utenti ed in particolare per noi di Continuum.

Dopo qualche tempo, infatti, la Xoom mi mandò (tra tutta la spazzatura pubblicitaria con cui suole intasare gli hard disk dei suoi iscritti) la notizia di una nuova iniziativa che presto avrebbe messo in atto: un progetto denominato Chiave Unica.

Un nome adeguato, se lo si sa storpiare opportunamente senza imbarazzi a scivolare nel volgare.

Nell’email i gentili fornitori annunciavano con fanciullesco entusiasmo che grazie a Chiave Unica sarebbero stati offerti vantaggi notevoli, tra cui un wizard più comodo e maneggevole.

Peccato che, in calce alla lettera, avvisassero che lo spazio web messo a disposizione dei clienti sarebbe stato limitato a 50 MB, mentre coloro i quali avevano già superato i fatidici 50 MB di spazio occupato avrebbero avuto altri 50 MB a loro uso e consumo.

Com’è ovvio noi di Continuum ci allarmammo immediatamente: avremmo di gran lunga preferito tenerci il vecchio e scalcinato wizard di una volta pur di conservare lo spazio web illimitato che ci era stato garantito!

Mi attivai subito, scrivendo una mail allo staff di Xoom con cui tentavo di riottenere un numero adeguato di byte per proseguire l’attività della rivista.

I concetti che propugnavo nella mia lettera erano semplici quanto inattaccabili: la limitazione di un sito personale a 50 MB è senza dubbio una condizione restrittiva, ma in fondo non è poi la fine del mondo.

Tuttavia è evidente a chiunque che Continuum non è un sito personale. Basti dare una rapida occhiata alla pagina principale della fanzine per vedere quanti collaboratori ci lavorano dedicandoci tempo ed energie. Fosse solo per i miei scritti, 50 MB basterebbero e avanzerebbero probabilmente fino al termine dei miei giorni, ma non essendo così ed essendo la nostra una rivista di discreta importanza dal punto di vista culturale che vanta diverse centinaia di lettori a numero, la pretesa di un trattamento diverso allo scopo di permetterci il proseguimento dell’esercizio di una funzione utile per la collettività mi pareva ragionevole.

Ma si sa, per quanto Internet abbia numerosi pregi altrove inesistenti, non è immune dagli scaricabarili, versioni contemporanee di Ponzio Pilato la cui frase ricorrente è: “Mi dispiace,questo non è l’ufficio competente” oppure, con il potenziamento delle risorse telematiche “Mi dispiace, questo non è il servizio competente”.

A qualunque indirizzo di Xoom-Virgilio-Tin scrivessi ottenevo risposte evasive o (peggio) risposte tramite domande, finché riuscii a reperire un numero verde al quale telefonare per risolvere definitivamente la questione.

In effetti la questione si risolse, e nel modo più prevedibile: il nuovo regolamento non contemplava nessun distinguo tra sito personale e rivista, per cui a rigor di logica Continuum non aveva diritto ad un solo bit in più di qualunque altra home page.

In compenso, se ci tenevo tanto a disporre di uno spazio maggiore, potevo pagare un canone tale da allargare la taglia della fanzine di un tanto di MB ad euro.

Sebbene alcuni collaboratori particolarmente legati a Continuum si fossero offerti di accollarsi parte delle spese, personalmente non ritenevo giusto pagare per diffondere la fantascienza (perlomeno prima di sondare le varie alternative): voglio dire, da buoni appassionati possiamo accettare di non guadagnarci niente, ma addirittura andare in passivo mi sembra demenziale.

Cominciai così a cercare un nuovo provider che proponesse le specifiche a noi essenziali ed in breve tempo trovai Altervista, la quale concede 10 GB, che non sono proprio infiniti ma sempre più degli striminziti 50 MB elargiti da Xoom & Company. Dimensioni comunque sufficienti ad ospitare parecchi anni di Continuum.

Secondo i miei programmi il trasferimento su Altervista avrebbe dovuto avvenire con il n°19, ovvero il primo del 2005: facendo un rapido calcolo, infatti, almeno fino a quel numero la Banda Bassotti del web avrebbe dovuto riuscire a sopportarci senza difficoltà.

Invece intervenne un nuovo contrattempo che rallentò ulteriormente l’uscita di Continuum n°17: l’FTP non funzionava più.

Non so se fosse una situazione temporanea causata da qualche manutenzione in corso (come, ahimé, ci è capitato parecchie volte quando la rivista si trovava su Xoom) oppure se non mi fosse stato in alcun modo possibile risolvere l’ennesimo impedimento, tuttavia decisi che ne avevo abbastanza e feci coincidere il cambiamento di indirizzo con la monografia marziana. A giudicare dai risultati direi che tale scelta ci ha portato fortuna!

Ora, dopo quattro anni (per molti versi esaltanti) trascorsi in compagnia di Xoom ed eventuali soci, mi sembra giusto tracciare un bilancio, il quale non può prescindere dalla considerazione che il cambiamento del provider, per il momento, non ci ha causato nessun problema e anzi ci ha fatto registrare molti vantaggi.

Nonostante la splendida crescita di Continuum dal gennaio 2000 ad oggi sia avvenuta prevalentemente su Xoom e quindi a quel periodo siano legati ricordi preziosi, rimarranno indelebili le macchie causate dall’incendio alla sala macchine (il quale fa sorgere ragionevoli dubbi sui sistemi di sicurezza dell’azienda cui ci appoggiavamo), delle improvvise quanto unilaterali variazioni degli accordi presi (in particolare le euforiche limitazioni di spazio web offerto), dello spamming forsennato e del sistema FTP capriccioso.

Motivi sufficienti, questi, a farmi sconsigliare gli amici lettori con aspirazioni da webmaster di affidare il proprio sito alle pessime cure di Xoom-Virgilio-Tin.

 

Roberto Furlani