Editoriale

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L’illusorio anno di Marte

 

È bizzarro, ma il presente numero di Continuum è figlio di un equivoco.

La preparazione di una monografia richiede ad una fanzine come la nostra un dispendio di tempo considerevole, come appurammo in occasione del numero dedicato ai legami della sf col patriottismo (Continuum n°10) che abbisognò di un anno di lavoro intermittente.

In questa circostanza, invece, è stata sufficiente la metà del tempo, perché un’edizione di Continuum incernierata sul tema di Marte non necessitava quel bilancino che adoperammo nell’affrontare una questione politica.

Dunque il pianeta rosso è il filo conduttore tra racconti, saggi e recensioni di Continuum n°17, così come lo è stato recentemente per Delos, nel numero di marzo.

Ma il fatto che proprio mentre noi di Continuum lavoravamo alla qui presentata monografia Delos pubblicava un’iniziativa analoga non è affatto casuale: l’atterraggio su Marte delle sonde Opportunity, Spirit e Beagle 2 ha risvegliato bruscamente l’interesse nei confronti del pianeta, e non solo da parte di appassionati di scienza e fantascienza.

Ciò è ampiamente dimostrato dalle prime pagine dei giornali riservate all’esplorazione del suolo marziano, dalle numerose mostre a tema e che si parlasse dell’argomento persino in un varietà umoristico come “Mai dire domenica”.

Potevamo noi di Continuum non contrarre il virus marziano? No di certo, ed infatti eccoci qui a manifestarne i risultati.

Arriviamo dunque all’equivoco di cui si diceva in apertura.

Per quanto strombazzata, la conquista di Marte non è sicuramente stato l’evento astronomico dell’anno. Basti pensare che le prime cose che ci si ricorda a tal proposito sono le fotografie fatte da Spirit, mentre solo in un secondo momento ci si riconduce ai dati reperiti dalle sonde.

Insomma, il significato dell’esplorazione di Marte è forse più simbolico che sostanziale, ed in effetti pochi sanno che è in atto un’operazione simile per quanto riguarda Mercurio, a proposito del quale le sonde hanno il compito di studiare il campo magnetico e l’eventuale esistenza di ghiacci ai poli nonostante la vicinanza del pianeta al sole.

Ancora più importante è stata la scoperta di Sedna, un corpo celeste la cui obita è situata al di là di quella di Plutone. Parlo di corpo celeste perché gli scienziati sono ancora in dubbio se quello recentemente avvistato sia da classificare come un pianeta oppure no, distinzione che viene fatta in funzione delle dimensioni del corpo celeste stesso (Sedna parrebbe troppo piccolo).

Quest’ambiguità sarebbe di per sé ragione per rendere Sedna più appettibile dell’esplorazione di Marte, specialmente per chi si occupa di un genere che spesso e volentieri trova terreno fertile nella metafisica.

Sono infatti le domande più che le risposte il propellente più efficace per mettere in moto la macchina della fantascienza e attorno al gelido Sedna ruotano come piccoli satelliti innumerevoli quesiti, circa la sensatezza delle classificazioni, l’origine del corpo celeste, il piano dell’orbita e chi più ne ha più ne metta.

Sarebbe stato bello dare il benvenuto a questo nuovo pianeta-non pianeta con una monografia dedicata a lui e costituita da racconti per forza di cose nuovi, inediti e soggetti alle inevitabili imprecisioni in cui ci si sarebbe imbattuti parlando di qualcosa che la scienza non conosce ancora a fondo.

Invece siamo caduti nella trappola di Marte, un po’ come degli Ulisse al canto delle sirene: una nuova vittoria della forma rispetto al contenuto.

Fortunatamente c’è un “però”: l’iniziativa della monografia su Marte ha ottenuto molte partecipazioni, il che mostra come il pianeta rosso (scenario di tanta fantascienza cinematografica e letteraria) sia fortemente connaturato nel nostro movimento e possa tuttora (allorché sappiamo dell’attuale inesistenza di vita senziente e non sul pianeta) rappresentare uno sfondo ideale per la narrativa di genere.

Ci tengo a puntualizzare che altri autori avrebbero desiderato scrivere per l’occasione un racconto od un articolo, ma tempi tiranni ed impegni personali hanno impedito loro di contribuire al presente numero come avrebbero voluto.

Al nutrito gruppo formato dagli assenti per cause di forza maggiore fa parte anche il sottoscritto, poiché avevo ricevuto il suggerimento da parte di Fabio Calabrese di scrivere un sequel od un prequel di “L’Ottavo Gerarca” (Continuum n°10), racconto che però in tutta onestà non sarei riuscito a preparare tempestivamente.

Tutto ciò per dire che l’interesse destato è stato piuttosto elevato, addirittura superiore a quanto mostra il numero sotto i vostri occhi, a conferma della grande disponibilità dei nostri autori e della già illustrata persistente centralità di Marte nella sf.

Insomma, se è vero (come è vero) che Continuum n°17 è quasi un numero doppio e che avrebbe potuto essere ancora più corposo, possiamo esser quasi contenti di esser caduti nel tranello marziano da cui hanno avuto origine le prossime pagine che potrete leggere.

 

Roberto Furlani