Una chiacchierata con Mino Milani

A cura di Andrea Carta

 

UNA CHIACCHIERATA CON MINO MILANI – PAVIA, SABATO 29 OTTOBRE 2005

 

 

 

Sta calando la sera quando, in compagnia dell’amico che mi ha presentato, raggiungo il luogo dell’appuntamento: un palazzetto di inizio secolo che ricorda vagamente i palazzi “jugendstil” di Riga, e che una targa, con su scritto “casa Milani”, rende inconfondibile. Di fronte alle sue finestre si apre una piazzetta silenziosa, ricca di alberi che stanno assumendo i colori dell’autunno, e in fondo alla quale sorge la magnifica chiesa romanica di San Pietro in Ciel d’Oro, dove è ospitata la tomba di Sant’Agostino.

 

Mino Milani abita al primo piano, e ci accoglie con grandissima cordialità e simpatia. Nonostante i suoi 77 e passa anni dimostra una vitalità e una lucidità mentale che farebbero invidia a un cinquantenne. Anche fisicamente sta benissimo, nonostante in un paio di occasioni ci ricordi la sua età e – ma senza troppa convinzione – il suo “status” di giornalista ormai in pensione.

La visita gli fa piacere; l’interesse che mostriamo per il suo lavoro e la nostra conoscenza del periodo in cui lui ha lavorato al “Corriere dei Piccoli” risvegliano il suo orgoglio. Ci parla volentieri, e con molti rimpianti, di un’epoca in cui c’era voglia di “trovare cose nuove e vecchie”, mentre oggi scrittori e giornalisti “si accontentano del quotidiano e vanno avanti sempre con le stesse cose”; ci ricorda di come a lui piacesse leggere, documentarsi, effettuare ricerche. E persino “inventare, dove non bastava la notizia”.

 

Il suo studio è una stanza quadrata, accogliente, dal soffitto altissimo e dalle pareti tappezzate da enormi librerie. Da un lato spicca una bandiera della repubblica Cisalpina, forse il più appariscente dei molti cimeli risorgimentali (il periodo storico che più gli interessa). Sul tavolo, una sua foto con Spadolini, un tempo direttore del “Corriere della Sera”.

 

Chiacchieriamo a lungo del suo periodo al “Corriere dei Piccoli”: vi ha lavorato per ben 24 anni, dapprima come collaboratore esterno (dal 1953 al 1963), poi come redattore regolarmente stipendiato (fino al 1976), infine di nuovo come collaboratore esterno (per un altro anno). Nel 1977 ha lasciato la rivista, ormai ridotta, dopo l’arrivo di Rizzoli e dei suoi “amministrativi”, a fare concorrenza al Monello e all’Intrepido.

 

Alla fine gli spiego come mai mi interessi tanto la sua produzione fantascientifica:

 

A.C.: In Italia abbiamo avuto un grandissimo scrittore di fantascienza - e non solo -, un vero precursore, che ha scritto roba di altissimo livello: Mino Milani. Oggi non sono in molti a conoscerlo, e non c'è più nessuno che sappia che ha scritto anche della fantascienza. Tra l’altro la Mursia non vuole ripubblicare i due "Martin Cooper"; sappiamo che lo fa con i "Tommy River" [altro famoso personaggio creato da Milani], ma i "Martin Cooper"... io ed altri abbiamo chiesto, ma la Mursia ha risposto che non ha intenzione di ripubblicarli. Così noi abbiamo un problema enorme: c'è un grande scrittore di fantascienza, caso più unico che raro nell'Italia degli anni '60, di cui oggi nessuno sa più nulla. Oggi la situazione è migliorata: Evangelisti è un nome conosciuto, e lo sarà ancora per molti anni; c'è gente che si dà da fare, anche se il mercato è molto ristretto, perché oggi è "diverso". Ma negli anni '60 era più unico che raro che un autore scrivesse quel genere di cose, tanto è vero che, rileggendo le prefazioni della Mursia ai libri su "Martin Cooper", ho notato che mai, neanche una volta, viene detto che si tratta di libri di fantascienza. Da quanto ho capito, allora ci si vergognava un po' ad occuparsi di questo genere di letteratura, che forse, negli anni '60, veniva considerata un po' "eversiva"; anche questo ha contribuito a fare scivolare nell'oblio Martin Cooper e il suo ciclo di storie, come pure altre cose molto pregevoli, come il dottor Oss...

Milani: Il dottor Oss, con la Nidasio.

A.C.: Il dottor Oss era un romanzo di Verne... lei lo ha condensato e illustrato in questo modo particolare.

Milani: Particolare, ma molto bello.

A.C.: Perché il dottor Oss? E perché illustrarlo in questo modo?

Milani: Noi volevamo fare qualche cosa di "curioso", e il dottor Oss era una storia curiosa. Non volevamo farlo a fumetti, perché ce n'erano già tanti [sul “Corriere dei Piccoli”], e mi pare che la signora Nidasio non fosse disponibile a fare del fumetto; e allora sono nate le vignette con sotto il testo.

A.C.: Non so se ricorda... come era nata questa forma di narrativa?

Milani: Il fatto è che lì [al “Corriere dei Piccoli”] si era sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo…

A.C.: Quindi, lei prende il dottor Oss, di Verne, e per prima cosa ne fa un riassunto. Poi lo "espande".

Milani: Poi passo ad altre storie, sì. Ne ho un buon ricordo.

A.C.: Era sempre meglio col passare del tempo.

Milani: Abbiamo fatto molte cose. Addirittura i "racconti di Ruritania", come si suol dire: una specie di fantascienza, lui diventava piccolo e così via. Molte cose di quel tipo.

A.C.: In quel periodo [1964] lei fa i suoi primi fumetti su soggetto indipendente, tra cui il famoso "Selena", di cui tuttora si parla come del primo fumetto di fantascienza realizzato da un autore italiano. Ci fu poi un seguito, tre anni dopo. Come è nata l'idea di questa spedizione? Era fantascienza molto evoluta: in Italia, all'epoca, andavano per la maggiore i "mostri"... era molto avanzata.

Milani: Lì, al "Corriere dei Piccoli", il bello era che ognuno aveva la totale libertà di fare quello che voleva. Quando a me venne in mente di fare "I cinque della Selena", Francesconi e Triberti [caporedattore e direttore del “Corriere dei Piccoli”] furono immediatamente d'accordo. Si discusse a chi farla illustrare: si pensava a Di Gennaro ed altri, ma alla fine la illustrò Battaglia, che lo fece bene, con un bel segno. E poi ebbe un bel successo, per cui si fece una serie successiva. Era davvero una buona storia, tanto che io avevo pensato, in un primo tempo, di farla scritta, non a fumetti: di fare un romanzo di fantascienza, insomma.

A.C.: Non sarebbe stato male. Era una trama molto moderna.

Milani: L'idea che io avevo - e che ho ancora - è questa: si va dappertutto nell'universo, però ci vanno gli uomini. E quindi nel ciclo della Selena mi sono sforzato di mettere in primo piano non già l'astronave, quanto gli uomini. Questa era la mia idea, la mia filosofia nel fare quella storia.

A.C.: E poi nasce Martin Cooper, appunto.

Milani: Pensi questo: Martin Cooper è stato tradotto in russo e ha venduto un'infinità. E' stato uno dei primi libri di fantascienza tradotto in Russia, ed è usato nelle scuole russe come esempio di lingua italiana. Chi vuole studiare italiano lo legge, col testo a fronte... lei mi dirà: 'come lo dimostra?'

A.C.: Ma ci credo, senza dubbio!

Milani: Poi, ad esempio, ho ricevuto delle copie di un mio libro, in lingua coreana: bellissimo da vedere (prende dalla libreria l'edizione coreana)!

A.C.: Questo è il primo libro [di Martin Cooper]!

Milani: E' bello quel libro coreano, anche come cura tipografica... questo è il libro russo, con la dedica in cirillico (prende anche l'edizione russa). E adesso anche i giapponesi stanno traducendo un mio libro.

A.C.: Sì, c'è interesse. Forse più all'estero, dove sono abituati a certi generi letterari, che in Italia. Come le è venuta l'idea di creare questo personaggio, protagonista fisso di una serie di fantascienza negli anni '60, quando in Italia nessuno scriveva cose di questo genere?

Milani: Non so. Non so come viene un'idea. Come viene un'idea? Viene. Mi piaceva l'idea del reporter... e di questo Deg, il fotografo, che poi è Di Gennaro - "De Gennaro", quindi Deg.

A.C.: Deg è molto giovane. Mi sembra di capire che mentre Martin Cooper ha la sua età, Deg è molto più giovane.

Milani: Era più giovane, come del resto Di Gennaro era un po' più giovane di me, di circa dieci o dodici anni. Io avevo sempre avuto - e ce l'ho ancora adesso - il pallino dell'avventura, e mi piaceva fare un'avventura "di oggi", però con l'inconoscibile, il misterioso, il fantascientifico.

A.C.: Cosa c'era allora, di fantascientifico, in Italia? Altri autori italiani? Cosa si leggeva?

Milani: Se ci fossero autori italiani, non lo so. Però c'era Urania, importantissima; ormai era ben affermata, o forse era già sulla strada del declino.

A.C.: Credo che all'epoca Urania fosse la sola pubblicazione di fantascienza...

Milani: Invece c'erano molti film, e quasi tutti trattavano di fantascienza "nello spazio". O noi su, o "loro" giù. Invece io volli fare una storia - prima "Il paese delle grandi orme", con l'Onactornis, la gallina gigante, e poi "In fondo al pozzo", quando vanno giù... In seguito, più apertamente di fantascienza, "La trottola", "Gli uomini che vennero dal fuoco", "Le nuove avventure di Martin Cooper", insomma. Vennero pubblicate da Mursia, che non le ristampò più; "In fondo al pozzo" è stato ripubblicato da Loescher, con un CD anche abbastanza bello.

A.C.: L'ho trovato: il CD non sono riuscito a farlo funzionare, però ho notato che ci sono delle piccole correzioni alle date. Sono cose che ha fatto lei o no?

Milani: Può essere.

A.C.: "In fondo al pozzo" è ambientato nel 1965, e ci sono date e calcoli che fanno tornare i conti per quell'anno. Nell'edizione recente i calcoli sono stati modificati perché la storia sembri ambientata nel 2001.

Milani: No, non l'ho fatto io.

A.C.: Le dico una cosa che ho notato subito: per forzare lo spostamento di 36 anni Martin Cooper dice di aver fatto la guerra del Vietnam invece che quella di Corea.

Milani: No, questa mi è nuova. Lui ha fatto la Corea!

A.C.: Certo, ci si chiede come mai la donna del gruppo venga trattata in una maniera tipica degli anni '60...

Milani: Eh, un lettore avveduto le nota, queste cose.

A.C.: Pensavo le avesse fatte lei [le correzioni], perché sono fatte piuttosto bene.

Milani: No, io non avrei mai rinunciato alla Corea. Per noi è stata una guerra importante.

A.C.: Con Martin Cooper lei ha cominciato con due romanzi, poi è passato a cose più brevi, "Gli uomini che nacquero dal fuoco", "Venuto dal tempo". Poi è tornato a qualcosa di più lungo con "La pietra pulsante", un romanzo pieno di contrasti...

Milani: Aspetti: quello che in Russia leggono nelle scuole è proprio "La pietra pulsante".

A.C.: Forse perché vi si parla di rivoluzione.

Milani: Ma quello che mi piaceva di più era quello sulle Termopili.

A.C.: "Venuto dal tempo"… l’idea era affascinanate, ma era troppo corto: tutto si condensa nel racconto dell'astronauta e poi finisce lì. Per uno abituato a "La trottola", azione, suspence dall'inizio alla fine...

Milani: Eh sì, è vero.

A.C.: Dopo quattro anni da "La pietra pulsante" ha fatto un ultimo Martin Cooper, tirandolo fuori dal dimenticatoio, "Giù nell'abisso". Non mi piacque molto.

Milani: "Giù nell'abisso". No, non piaceva neanche a me.

A.C.: Perché riesumare Martin Cooper, oltretutto in un periodo in cui sulla rivista non comparivano più racconti o romanzi?

Milani: Generalmente si cercava di andare incontro alle esigenze dei lettori. Probabilmente saranno arrivate delle richieste, adesso non ricordo.

A.C.: Anche a lei quel romanzo non è piaciuto molto.

Milani: No, era un romanzo un po' "imposto". Gli zombi...

A.C.: Gli zombi. Dopo gli extraterrestri gli zombi, insomma, un po' deludono.

Milani: Gli zombi, sì. Era per mettere sempre un elemento misterioso.

A.C.: Magari erano figure che cominciavano a imporsi nella letteratura, soprattutto americana. Però si vedeva che Martin Cooper era un pesce fuor d'acqua. In seguito, ha più pensato di riprendere il personaggio o di scrivere altre cose di fantascienza, anche al di fuori della rivista?

Milani: Dopo quel periodo?

A.C.: Sì, Martin Cooper è finito con "Giù nell'abisso", ma poteva essere interessante continuare le sue avventure o scrivere qualcos'altro di fantascienza.

Milani: Vede, il problema è questo. A parte che ora sono parecchio avanti con gli anni - fra pochi mesi ne compio 78, son tanti - a un bel momento devo decidermi (ride), non dico a smettere - mi piace il mio lavoro -, ma insomma... il problema è trovare un editore perché Martin Cooper, se fosse stato ripubblicato... sarebbe più facile con Efrem [altro famoso personaggio creato da Milani], che va ancora molto, nelle scuole. Ma Martin Cooper... dovrei presentarlo a un editore, dicendo: "eccomi qui, con questa storia". No, non ho mai pensato...

A.C.: Neanche di fare qualcos'altro di fantascientifico?

Milani: In ambito fantascientifico no, non credo. Mi era venuta un'idea, un po' di tempo fa, per fare una cosa di semi-fantascienza, con molti elementi misteriosi. Ma poi non ne ho fatto nulla, perché mi sono dedicato ad altri lavori. Lei pensa che ne varrebbe la pena?

A.C.: Non è che oggi ci sia molto mercato, in Italia, però le cose sono cambiate, rispetto agli anni '60, e varrebbe la pena di fare un tentativo. Inoltre Milani è un nome importante, e a parte Evangelisti in campo fantascientifico l'Italia non ha grossi nomi.

Milani: E' vero. Qualche idea mi era venuta, devo dire. Sono ancora nel cassetto.

 

La nostra chiacchierata si conclude rievocando la fine ingloriosa del “Corriere dei Piccoli”, poi diventato “Corriere dei Ragazzi” e infine affossato dalla Rizzoli che, dopo avere rilevato tutto il gruppo di testate che faceva capo al “Corriere della Sera”, non comprese mai il valore e l’importanza che quella rivista aveva avuto per molte generazioni di lettori.

 

Quale sarà mai l’idea nel cassetto? Riusciremo mai a leggerla?

In fondo Mino Milani è come il suo alter ego Martin Cooper: me lo immagino, ogni volta che rileggo “In fondo al pozzo”, invecchiato, in pensione, ma non ancora stanco del suo lavoro. Me lo immagino, mentre pensa a quel pozzo senza fine e a un impossibile ritorno nelle viscere della terra, e ancora gli pare di sentire, dopo quarant’anni, “il terribile tictac di quel pendolo incredibile”.