Alcuni piacevoli ritorni costituiscono la sezione della narrativa di Continuum n19.
Fabio Calabrese apre le danze con un racconto in cui vengono focalizzati alcuni temi di bioetica, in un periodo in cui l'equilibrio tra consapevolezza dei limiti dettati dalla ragione e desiderio di scoperta scientifica sempre pi precario.
Torna dopo un'assenza durata otto numeri Enrico Di Stefano, con delle riflessioni talora amare sul rapporto uomo-donna, un argomento trattato con delicatezza e senso della misura anche in un contesto poco sereno come quello dipinto dall'autore.
La bioetica anche uno degli spunti dell'opera di Lukha Kremo Baroncinij, che in una narrazione solo apparentemente disimpegnata ci offre un frammento delle nuove frontiere della scienza e della tecnologia, mostrandoci ironicamente la direzione verso la quale ci stiamo avventurando.
Infine, Adriano Muzzi guarda il problema dei laboratori di ricerca da un'altra ottica, chiedendosi se essi sono realmente delle fabbriche di mostri oppure piuttosto delle palestre per mostri gi esistenti senza che le sperimentazioni li abbiano sfiorati mai.

 

Clone di Fabio Calabrese

Nel segno di Venere di Enrico Di Stefano

Shin di Lukha Kremo Baroncinij

I sogni che fanno i delfini di Adriano Muzzi