Science plus Fiction tra il bilancio di un decennio e le inquietudini sul futuro

La saggistica di Continuum n°32 è dominata dal reportage sul Festival della Fantascienza che si è tenuto a fine novembre.

Passato, presente e futuro della rassegna si mescolano nel percorso che qui tracciamo: ricordiamo i dieci anni di vita di Science plus Fiction, soffermandoci in particolar modo sull'ultima edizione e interrogandoci sul futuro di una manifestazione su cui grava la minaccia dei tagli della regione Friuli Venezia Giulia al cinema e allo spettacolo.  

 

Science plus Fiction 2009: tappa di un’evoluzione o vertice di una parabola? 

La pagina di saggistica di Continuum n°32 dedica un ampio spazio all'edizione appena conclusasi di Science plus Fiction, edizione che (contando anche la "numero zero" del 2000) è la decima da quando il Festival della Fantascienza è risorto.

Il parere mio (ma, come potrete leggere, non solo mio) è che sia stata un'edizione del tutto positiva, da promuovere a pieni voti e per nulla inferiore alle attese. Attese che, va detto, erano fin dal principio molto elevate: alla conferenza stampa di inaugurazione del Festival, Daniele Terzoli (presidente della Cappella Underground) ha esordito annunciando che sarebbe stato lo Science plus Fiction "più ambizioso mai realizzato sinora".

Non si può  certo dire che Terzoli abbia giocato a nascondersi, e del resto aveva delle carte da giocare sufficienti a risparmiargli la seccatura di perdersi in inutili prudenze: film in concorso di buon livello, retrospettive dal peso specifico notevole (su Edgar Allan Poe e sul cinema dell'est Europa), il film risultato vincitore a Stiges ("Moon", di Duncan Johnson , il cui nome vi dirà molto meno di quanto dica quello di suo padre: David Bowie), uno spazio dedicato alla divulgazione scientifica e tanti ospiti eccellenti (Roger Corman, Cristopher Lee, Bruce Sterling, Enzo Castellari, Antonio Serra e Federico Zampaglione).

Tutt'altro che una rassegna timida, dunque, e alla fine puntare in alto ha dato ragione agli organizzatori, alla luce di un livello globale ottimo.

Non entro qui nel dettaglio dell'offerta di Science plus Fiction 2009, visto che le iniziative, le proiezioni e i momenti salienti vengono trattati profusamente nelle pagine che seguono, ma si può partire dalle valutazioni appena fatte per sollevare un interrogativo.

L'interrogativo è: avremo altre edizioni di questa portata oppure la rassegna conclusa poc'anzi rimarrà un episodio felice senza seguito?

Questa domanda non è ispirata da un'inguaribile inclinazione al catastrofismo, dall'indole di chi è incapace di accontentarsi o di chi si diverte a recitare il ruolo di Cassandra: sono stati gli stessi responsabili della Cappella Underground a porsela prima di me.

All'origine di un simile dubbio risiede la decisione della regione Friuli - Venezia Giulia di apportare dei tagli alle risorse destinate alla cultura e allo spettacolo.

La Finanziaria Regionale 2010, infatti, prevede un ridimensionamento dei fondi erogati a questo settore tale da mettere in pericolo (secondo quanto ci viene comunicato dalla stessa Cappella Underground) l'intero "sistema cinema" regionale. Se ciò si verificasse, chiaramente, ci sarebbero delle ripercussioni non indifferenti anche su Science plus Fiction, il quale di certo non uscirebbe indenne dall'operazione di potatura decisa dalle amministrazioni locali.

Al fine di scongiurare il rischio della demolizione del cinema e del teatro friulano e giuliano, La Cappella Underground ha scritto un appello al Presidente della Regione FVG Renzo Tondo, in cui gli si chiede di riconsiderare i tagli previsti. 

Quali saranno gli sviluppi di questa faccenda lo appureremo, anche se fin d'ora possiamo avere qualche idea in proposito. Ciò che è sicuro è che la rassegna che raccontiamo nel presente numero di Continuum è nata sotto l'incombente minaccia dei tagli.

Arrivato alla conferenza stampa di presentazione di Science plus Fiction trovo Gianni Ursini, che per prima cosa mi dà una pacca sulla spalla e mi dice: "Dobbiamo spassarcela quest'anno. Nel 2010 la Regione chiuderà i rubinetti e il Festival potrebbe non essere più così bello."

Non è  certo una bella notizia, ma lì su due piedi non so quanto sia il caso di allarmarsi, giacché onestamente non ho il polso della situazione.

Maggiori lumi mi vengono dati dal consigliere regionale Piero Camber, il quale poco dopo afferma: "I tagli al cinema previsti dalla Finanziaria Regionale 2010 sono evidenti e in parte sono conseguenza della crisi mondiale."

Camber poi invita cinema e teatri ad "attivarsi di più nella ricerca del mercato" e precisa che il prossimo anno "il contributo regionale si baserà su tabelle oggettive (numero di spettatori eccetera)". L'indicazione della Regione è quella di "migliorare il prodotto, migliorare l'efficienza e cercare maggiormente gli aiuti esterni".

Una nota di colore: per chiudere il suo intervento Camber chiosa dicendo che "non si può avere tutto. O si mangia la pasta o si mangia la pizza."

Un rifierimento ai quattro festival presenti a Trieste che a qualcuno è sembrato infelice: c'è chi rileva che la Regione che sta riducendo il proprio contributo a cinema e teatro è intenzionata ad aumentare il sostegno al dialetto friulano e chi osserva il cattivo gusto nel parlare di "pizza e pasta" da parte di qualcuno che certamente non ha nessun problema a riempire il proprio piatto.

Sarebbe di cattivo gusto però anche da parte mia pontificare circa il modo in cui la Regione Friuli - Venezia Giulia dovrebbe distribuire le proprie risorse, in quanto è difficile per un normale cittadino capire quali sono effettivamente le priorità e i bilanci della Regione stessa.

Credo però  di non esprimere un parere "di parte" se rilevo che la diminuzione dei finanziamenti alla cultura e le parole pronunciate da Camber nella conferenza stampa inaugurale di Science plus Fiction 2009 stridono con quanto si legge sul sito dello stesso Camber, dove il consigliere regionale pochi mesi fa invitava ad "attuare tutte le azioni possibili a sostegno della Pallamano Trieste, affinché possa disputare il prossimo anno il campionato d'Elite".

è facile intuire in cosa consistano le azioni possibili. Sempre sul sito si legge che la società sportiva "necessita però di duecentomila Euro per poter coprire il budget minimo indispensabile ad affrontare il massimo campionato."

Nell'occasione, Camber ha presentato una mozione urgente che invitava il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza a sostenere la Pallamano Trieste, documento poi approvato all'unanimità dall'Aula del Consiglio Comunale. Eppure, se nella tabella di cui sopra fossero inserite anche le società sportive la Pallamano Trieste con tutta probabilità non riceverebbe aiuto dalla Regione, visto che il numero dei suoi tifosi presenti sugli spalti è talmente esiguo da indurre la società a regalare i biglietti (agli studenti delle scuole superiori, agli abbonati alle partite di calcio e via dicendo).

Intendiamoci, non ho nessuna antipatia per la Pallamano Trieste, né appartengo al popolo di italiani che mal sopportano l'esistenza dello sport, ma a conti fatti possiamo concludere che i tagli e i rafforzamenti sono figli non solo delle necessità, ma anche di scelte arbitrarie sulle quali si può discutere.

Il caso vuole che in Italia la scelta spesso e volentieri vada a sfavore della cultura.

Credo che molti lettori ricorderanno che fino a una decina d'anni fa le Italcon venivano ospitate una volta ogni due anni dal comune di Courmayeur, comune che peraltro bandiva uno dei concorsi più interessanti nell'ambito della narrativa breve di fantascienza e fantasy. Poi, disgraziatamente, nel 1999 ci fu un tragico incidente nel traforo del Monte Bianco, nel quale un camion prese fuoco uccidendo 39 persone.

Dopo l'incidente, Courmayeur non ha mai più ospitato un'Italcon, né bandito un Premio Courmayeur, dovendo affrontare le spese di riparazione e adeguamento del tunnel.

Spese necessarie e preminenti, beninteso, ma è significativo come anche allora il primo agnello da sacrificare sia stato quello della cultura e che dieci anni dopo il tragico evento né la convention né il trofeo siano ancora stati ripristinati.

Del resto non c'è da stupirsi troppo. Un Paese che dimostra poco interesse per la cultura che genera sviluppo (l'Italia è il Paese europeo che investe la minore percentuale del proprio PIL nella ricerca, con appena 0,56%) difficilmente sarà orientato a preservare la cultura fine a se stessa.

Bisogna riconoscere che, sotto questo profilo, c'è una coerenza straordinaria.

 

 

Roberto Furlani

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